Son seduto su un autobus pieno di gente

Di Vittorio Ravinale

 

Son seduto su un autobus pieno di gente.
Fa caldo, anche troppo per la stagione.
La maggior parte dei passeggeri ha l’età giusta per essere mio nonno. Quelli più giovani sono chiusi nel loro universo fatto da smartphone e auricolari. I vantaggi della tecnologia.
Un uomo sudato con uno zaino che sembra pesante mi guarda e sbuffa, ma io non mi alzo, questo posto me lo sono meritato. Read More

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Capitolo 8 – Rancore

Di Samuel Nese

Eravamo sorpresi dall’estrema facilità con cui penetrammo nel forte, ma purtroppo la nostra dose di fortuna sembrava terminata. Seppur fossero pochi, eravamo circondati da balestrieri pronti a far scattare le loro armi contro noi intrusi. E il reggente a una finestra sembrava attendere  il nostro arrivo con lo stesso calore che un ragno riserva all’insetto intrappolato nella sua tela. Nell’insediamento, qualcuno doveva essere al corrente del nostro arrivo, in qualche modo tutto ciò doveva essere stato pianificato apposta per intrappolarci. Cominciai a dubitare della cieca Ailis ed il suo fantomatico aiuto, probabilmente lei era l’esca per la nostra trappola; speravo però che ci fosse ancora una via d’uscita più diplomatica, non avrei mai accettato di morire in una landa desolata senza aver almeno garantito la salvezza dei miei compagni.

Il reggente ci ordinò di abbandonare le armi e arrenderci, in caso contrario avrebbe dato ordine ai soldati di ucciderci. Gli rivelai che mi trovavo là unicamente per parlare con mia sorella, e che  avremmo lasciato il suo dominio solamente dopo aver ottenuto udienza presso di lei. Inaspettatamente, prima egli si congratulò per il fegato dimostrato, mentre io non volevo credere a falsi ossequi del genere, e successivamente ci riferì che ella non desiderava ricevere visite in quel frangente. Trovavo difficile fidarmi di lui, la situazione era scomoda e pericolosa per tutti noi. Mi guardavo attorno con la spada sollevata, circospetto per un eventuale colpo a tradimento. Il pensiero che non potesse uccidermi a causa dei miei rapporti con l’imperatore mi dava sollievo. Tuttavia non credevo di poter garantire anche per i miei compagni.

Un corvo ruppe il silenzio con il suo cupo gracchiare, ma l’unico che diede peso all’evento fu Andri insospettito dall’insolito comportamento del volatile intento a osservare la scena; probabilmente attendeva solamente di banchettare con le nostre carogne. Anche l’alzarsi del vento sembrava preannunciare l’imminente inizio della battaglia. Il reggente infatti fece mirare dai balestrieri i miei compagni e ordinò loro di scoccare. Immediatamente la brezza si trasformò in un violento tifone che ci avvolse proteggendoci dai dardi nemici, si trattava dell’ennesimo fenomeno decisamente aldilà della semplice natura. Andri non perse tempo cominciando a scoccare velocemente le sue precise frecce: l’addestramento come arciere stava dando i suoi frutti, ironico come il reggente li stesse raccogliendo. Non ci volle molto perché si passasse allo scontro ravvicinato, parai a malapena qualche colpo prima che Arnold mi consigliasse di raggiungere il reggente per farmi rivelare la posizione di mia sorella, forte della convinzione di poter gestire la situazione da soli.

Corsi più veloce possibile verso l’edificio principale quando vidi la sua figura scappare in direzione della torre diroccata e mi gettai all’inseguimento senza rifletterci. Le scale erano ripide, molti gradini in pendenza e la polvere impediva ai passi di aderire efficacemente, ma non demorsi, chi fugge in quel modo deve avere parecchio da nascondere ed ero sicuro che avesse la coscienza sporca. Il mio cuore seguiva il crescendo delle scale, riusciva a scandire il mio odio nei suoi confronti, in un momento simile dimenticai ogni promessa lasciando spazio al desiderio di ucciderlo nel peggiore dei modi a me permessi. Sicuramente avrei trovato il modo di giustificare il mio atto quando sarebbe arrivato il momento. Quando giunsi alla cima mi accorsi di una piccola baracca in legno antecedente alla costruzione dello stesso forte. Il reggente si trovava di fronte alla porta e solo quando si accorse di me sfoderò la spada. Io gli chiesi nuovamente dove si trovasse mia sorella ma non diede risposta. Un potente boato scosse la torre distruggendo parte della capanna, rivelando l’uomo che vi abitava. Era sicuramente anziano, sembrava consapevole della sua saggezza, tuttavia l’aspetto stravolto lo faceva somigliare a un essere abitante dei peggiori incubi.

Mi ordinò di arrendermi altrimenti avrei provato il suo potere distruttivo, intanto mi fissava con sguardo arcigno di un insolito colorito disumano. Il vento si alzò nuovamente imperioso, lasciandoci tutti attoniti. Quando cessò, al mio fianco comparve Ailis come se la sua essenza potesse essere trasportata da esso. Avrebbe affrontato lei il vecchio davanti a noi. Successivamente sciolse la benda intrecciata tra i suoi fluenti e folti capelli, rivelò i suoi occhi dalle iridi scure paragonabili a quei misteriosi pozzi bui che sin da bambino destavano la mia immaginazione, desideroso di conoscerne gli inestimabili tesori celati nelle profondità. Lei scomparve assieme al mostro in un’altra folata di vento, mentre delle neri nubi minacciose si abbatterono su Oltrave. Finalmente io e il reggente eravamo soli.

Non avevamo altra scelta se non combattere, forse perché non eravamo in grado di discutere civilmente, oppure ci odiavamo per la nostra assoluta diversità etica e morale. Non era lo scontro  per aggiudicarci la fanciulla in cui qualche arbitro avrebbe annunciato il vincitore nel momento in cui un contendente stava per essere sopraffatto dalla mano dell’altro, anzi sorella, o figlia che fosse, era solo un pretesto per scatenare il nostro rancore reciproco. Sapevamo perfettamente che qualcuno di noi sarebbe morto, ma le conseguenze facevano parte di un futuro troppo remoto perché potessero toccarci in quel momento. Il temporale infuriava su di noi, i suoi colpi cominciarono a perdere forza tanto da permettermi di metterlo alle strette, non sentivo mancarmi l’energia, al contrario la mia rabbia mi permise di non stancarmi finché la volontà mi avrebbe permesso. Se quella era la forza del rancore, potevo servirmene per difendere ancora meglio il mio feudo e permettergli di prosperare negli anni avvenire.

Colpii così poderosamente l’arma del mio avversario che essa si proiettò a terra, mentre egli cadde addosso ai merli della torre. Gli chiesi per l’ultima volta dove fosse mia sorella, riuscivo a vedere il suo viso non ancora rassegnato tra i lampi che si riflettevano sulla lama della mia spada. Finalmente me ne rivelò l’ubicazione nel nascondiglio dei sotterranei del forte, poi mi provocò intimandomi di ucciderlo. In quell’istante ero sufficientemente calmo da permettermi di recuperare il lume della ragione e decisi di risparmiarlo. Egli aveva lasciato morire di fame troppe persone e io non volevo essere paragonato a un omicida come lui. Lo presi prigioniero fino a quando non avessi trovato mia sorella.

Mentre scendevamo le scale pericolanti della torre il reggente non smetteva di dare aria alla bocca affermando che dovevo essergli grato per come ero maturato grazie alla sua influenza. Mi aveva insegnato a essere un vero cavaliere, a parer suo. Tuttavia ero invece convinto che egli avesse danneggiato gravemente il mio modo di pensare, riflettere e rapportarmi con il resto del mondo.

 

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La pizza giusta

Di Arianna Miazzo

Giuseppe, detto anche Peppino dagli amici del baretto, non era quello che voleva far sembrare. Gli anni avevano lasciato sui suoi capelli sottili fili di esperienza, che poi erano finiti per arrivare anche sulla sua pancia, perdendo la loro impalpabilità di fili e prendendo la consistenza di rotoli di ciccia. Qualche giorno prima aveva compiuto mezzo secolo e un quarto di lustro e aveva passato il giorno del suo compleanno placidamente adagiato sulla poltrona che da sempre aveva eletto come prediletta, facendo zapping mentre le vertebre della sua schiena schioccavano di godimento per quel meritato riposo. Read More

Capitolo 7 – Ailis

Di Samuel Nese

Fu Andri a svegliarci il mattino seguente, rivelando di aver percepito delle voci poco amichevoli grazie al suo udito finissimo. Fuori dalla stalla, il contadino stava facendo la spia riferendo la nostra presenza in quel luogo a un nemico ignoto. Tutti si destarono improvvisamente e sguainarono le proprie armi; Andri disse che qualcuno si stava avvicinando, udendone distintamente i passi. Read More

Love&Loss

Di Martina Semilia

14650389015276_tnVentotto anni passarono in un soffio.
Quando quel giorno arrivò la mia mente viaggiò indietro nel tempo fino al nostro primo litigio.
A pensarci adesso sembra quasi buffo, sentii il cuore rompersi in un istante in così tante parti che
sapevo già che non avrei più potuto ricomporre e la mente mi portò al primo momento di debolezza,
non al primo bacio, non al primo incontro, ma alle prime lacrime. Quello scherzo fu il suo ultimo
“te lo avevo detto”, ne sono sicura.
Furono gli anni più belli della mia vita, i più intensi, gli unici che potevano essere. Read More

Capitolo 6 – Natura

Di Samuel Nese

Al calar del sole, giungemmo in un territorio talmente arido che ogni pianticella sembrava morta, gli alberi erano spogli e perdevano rami assieme alla corteccia. Quella che doveva essere una verdeggiante foresta, appariva simile a uno sconfinato cimitero privo di qualunque segno di vita, eppure eravamo in primavera inoltrata. Dopo aver lasciato nostra povera terra Roena, stravolta dai folli desideri del reggente, mi accorsi che essa era solamente un presagio della foresta davanti ai nostri occhi. Read More

L’uomo senza verità (II parte)

Di William Francesco Murano

«Te ne sei accorto in volo?»

«Sì.»

«E poi cosa è successo?»

«Le immagini che dava la moneta sono diventate sempre più pazze. La moneta era diventata sempre più grande. La testa di falco mi oscurava completamente la visuale. Dopo le scritte arabe scorgevo in modo intervallato le donne che avevo ucciso e i momenti di quella festa. Cercavo disperatamente di capire e di comporre lo strano puzzle che le immagini mi offrivano. Tra Mediterraneo, teste insanguinate e lamenti disperati, riuscii a comporre una sequenza. Vidi mia madre dirigersi verso il centro della stanza con il volto tumefatto, gonfio, il naso che le colava, indossando un velo che le copriva il viso. Era la prima volta che glielo vedevo, dopotutto, lei era italiana. Read More

L’uomo senza verità (I parte)

Di William Francesco Murano

Prima o poi bisogna dire la verità. Il momento ideale arriva quando c’è un punto di rottura, quando si tocca il fondo e si deve fare il conto con le balle che ci siamo lasciati per strada. Molto spesso però si fa un errore di valutazione, ci si illude che la verità si dica per ristabilire un equilibrio con qualcuno. Per fare un esempio: raccontare al proprio fidanzato che si è stati infedeli; dire al proprio amico che quando gli abbiamo dato buca per quella giornata di pesca programmata da settimane, ottenuta dopo una lite con la moglie, non era perché la bambina stava male e avevi dovuto accompagnarla al pronto soccorso, ma perché semplicemente eri all’opera con tua moglie a scopare come un coniglio; riferire alla propria madre separata che l’uomo per cui aveva preso una cotta non l’aveva in realtà mollata, ma eravate stati voi a massacrarlo di botte e a minacciarlo. Non è il tempo degli inganni, quindi non raccontiamoci ulteriori menzogne. Mettiamo in mostra i pensieri più nascosti, ciò che abbiamo sempre taciuto solo per fare piacere noi stessi. È pur vero che la verità si racconta sempre a qualcuno, un amico in grado di ascoltarci, ma è solo una spalla che aiuta a esprimere e tirare fuori la melma in fondo al pozzo. Purché sia chiaro che non è a lei che parliamo, ma a noi stessi. Read More

Il mondo è bello perché è vario

Di Lisa Aprile

Chase Sundale qual giorno indossava jeans strappati al ginocchio e una t-shirt degli Avenged Sevenfold. Per quanto mi sforzassi di ignorarlo non riuscivo a fare a meno di voltarmi quando entrava alla lezione di fisica che avevamo in comune.

La mia migliore amica Sylvia diceva che era troppo diverso da me, che avrei dovuto smetterla di fantasticare inutilmente su di lui e che sbavargli dietro ventiquattro ore su ventiquattro non era un buon modo per aumentare la mia autostima.

Ovviamente aveva perfettamente ragione, peccato che la mia testardaggine mi impedisse di lasciarlo perdere.

Chase Sundale era il tipico ragazzaccio con tatuaggi e piercing, non che avessi mai avuto l’onore di vedere la “famosa” figura a forma di drago che occupava gran parte della sua schiena o quella di uno scheletro stilizzato sul suo addome, ma ormai la voce che aveva fatto girare la sua ex ragazza la conoscevano tutti, o forse sarebbe stato meglio dire tutte, anche quelle del primo anno. Gli unici tre piercing visibili facevano bella mostra di sé sul suo viso; due pendevano dall’orecchio sinistro, l’altro dal sopracciglio destro. Read More

Capitolo 5 – Genesi di una disavventura

Di Samuel Nese

Stranamente, quella notte non dormii lieto, anzi feci fatica a chiudere occhio, i miei pensieri vorticavano interrogandomi sulla moralità delle mie azioni. La tirannia del reggente garantiva una stabilità politica molto solida, ma il prezzo da pagare era la fame del mio popolo e la negazione della libertà. Doveva proteggere quella gente, non soverchiarla. Pretendeva di governare da solo in un feudo in cui non era necessario. La società era indipendente da generazioni, tutto veniva deciso dalla comunità e l’unico compito del cavaliere consisteva nella protezione del popolo. Ciò non coincideva con l’operato del reggente, che riuscì a decimare la popolazione provocando carestie e moltiplicando la mortalità infantile. Nonostante ciò avevo cacciato il padre della mia seconda sorella. Sarebbe stato difficile colmare quel vuoto ma io, l’altra nostra sorella e nostra madre avremmo fatto l’impossibile per farla sentire sempre amata. Read More