Capitolo 10 – Foreste inviolate

Di Samuel Nese

 

Rimembravo gli eventi dei caotici mesi recenti con surreale preoccupazione, la morte di Arnold avvenuta immediatamente dopo il rientro a Roena scosse tutta la popolazione, ma più di chiunque altro il nuovo cavaliere. Continuava ad addossarsi la responsabilità della vicenda con risoluta convinzione, neppure le lunghe e pacifiche discussioni con il figlio riuscirono a dissuaderlo. Per onorarlo, egli nominò Sigmond suo paggio e capo delle guardie del castello, dato che il defunto aveva servito egregiamente sin dai tempi del padre. Read More

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La Gravità del Circoscritto

Di Lorenzo Bergamini

 

Strapparsi, sgretolarsi, logorarsi fino a snaturarsi, mantenendo un sé che si accascia, sfinito, sulle spalle dell’altro.

 

Le persone possono fratturarsi e, come loro, le relazioni che queste creano e consolidano. Ci auguriamo sempre che non arrivi per noi il momento di gestire la frattura, ma così facendo ci precludiamo i frammenti di vita che questa lascia trapelare. Read More

Adagio

Di Lisa Aprile 

Iniziano a sgorgare le prime note, le casse ne amplificano il suono; è come avere un’orchestra alle spalle.

Prendo un profondo respiro, mi lascio sciogliere dagli accordi e muovo piano la testa fino ad alzare lo sguardo, puntandolo di fronte a me. Mi duole il collo, probabilmente mi sono nuovamente addormentata in posizione fetale, forse mi sono anche stirata il muscolo trapezio. Non ci penso troppo, la musica guida i miei movimenti e allungo le braccia di fronte a me, quel tanto che basta per sfiorare con le dita il tessuto pesante delle tende che limitano la mia visuale. Mi blocco. Read More

Elle

Di Arianna Miazzo

 

“Non è che la gente scappa così, per caso,” mi sono detto, mentre quella bella signora correva sul marciapiede seccato dal tempo, “le persone normali preferiscono aspettare che le paure se ne vadano. I bambini nascondono la testa sotto le coperte, sperando che il mostro che vive sotto di esse non li veda, come se un sottile strato di lenzuola li possa salvare dall’Apocalisse, quindi, perché quella bella signora continua a correre?” ma la signora continuava a correre e più urlava, più mi sembrava di non capire.

Perché correva e urlava come se fosse inseguita dalla Morte in persona? Mi immaginai la falce, la tunica nera con l’ampio cappuccio a nascondere il volto. Mi chiesi come mi sarebbe stato, mi sarebbe donato? Forse era così. Dovevo riuscire a procurarmene uno.

Non ero ben conscio delle azioni che stavo compiendo, ma la donna si allontanava sempre di più, continuando quella sua folle fuga senza meta. Sentivo solamente che volevo che smettesse di urlare, il suono acuto mi feriva le orecchie, lanciava un segnale d’allarme al mio povero cervello stanco, che si contorceva come un pesce nella rete. All’improvviso la donna non mi sembrava più così lontana, ma forse era una mera allucinazione, perché appena mi rimisi a pensare a come mi sarebbe stata bene la tunica nera della Morte, anche solo il pensiero della donna in fuga mi sembrarono prospettive così lontane dalla realtà, che non riuscii a non perderle per strada. Mi sentivo come un vecchio bambino al centro del mondo, stupito di vedere ciò per cui la gente normale ormai non si stupiva più. Read More

Quanto valgono dieci anni?

Di Lejla Coloman

 

Quanto valgono dieci anni?

Me lo chiedo dal giorno del mio ventunesimo compleanno, quando capii di aver trascorso più di metà della mia vita senza di lei. Finora non ho capito se dieci anni siano tanti in realtà, oppure pochi, oppure abbastanza.

Pensandoci bene tutto il secolo scorso è stato suddiviso in decenni, ognuno caratterizzato da un certo movimento o ideologia. È straordinario pensare quanto in dieci anni le cose possano cambiare: dalla tecnologia che caratterizza e semplifica la vita di tutti i giorni, fino ad arrivare al modo di pensare – non solo del singolo individuo, ma di un’intera società. Quindi dieci anni dovrebbero rappresentare un lasso di tempo decisivo: una quantità di mesi, giorni e minuti unici, irripetibili ma necessari per la creazione di una nuova realtà, sempre mutevole.

Eppure a me non son bastati. Read More

Carillon

Di Giovanni Mistroni

Il primo giorno era il nero.

Il nero è il terrore puro. Quel sentimento più forte di tutti gli altri, che li sommerge e li spazza via. Il terrore era tutto il mio mondo. Fuori di esso non c’era nulla, se non altro terrore. Il terrore iniziò quando passai i cancelli della Risiera. C’era una discesa e, ai lati, due mura altissime, tanto che molti di noi si sono chiesti se Dio fosse più o meno alto di quelle mura. I cancelli della Risiera sono una bocca nera che ti inghiotte e ti trasporta nel nero del terrore. Altro non c’è. Terrore erano le mura sporche, le stanze strettissime, dove rinchiudevano per mesi i prigionieri, il camino alto che periodicamente fuma di un fumo nero. Terrore sono gli uomini e le donne, i compagni e i nazisti. Terrore sono i loro fucili, le loro pistole tedesche, i loro manganelli. Il primo giorno, la realtà si fuse in un solo, indistinto sentimento nero. Altro non ricordo, né altro non capivo. Read More

Una strana gita nel bosco

Di Alfredo Betocchi

 

Mi chiamo Leone e sono triestino, sono sposato con Anna. Stefania è la nostra adorabile bambina di otto anni. Una domenica mattina di gennaio decidiamo di andare nei boschi alle pendici del monte Ripido che sta oltre confine, in Slovenia. Montiamo in macchina e via, verso la sospirata mèta. La strada non è lunga e in un’ora raggiungiamo il bosco. Lasciata la macchina, ci avviamo a piedi verso l’interno. Le grida gioiose di Stefania fanno da contrappunto ai richiami di Anna che ha sempre paura di perderci e spesso chiama per controllare dove siamo. Dopo la centesima chiamata mi stanco e cerco di allontanarmi. Fatti una decina di passi verso sinistra, sento che la terra mi manca sotto i piedi. Read More

Capitolo 9 – Oneri e onori

Di Samuel Nese

Non fui l’unico che sfogò tutte le sue forze su un vile essere umano, ai piedi della torre Ailis fissava pallida una carcassa inerme le cui carni stentavano a sembrare quelle di un uomo: bruciate, consumate e dilaniate. Al primo sguardo risultavano una fetida melma informe, ma se vi si avvicinava era possibile distinguerne distintamente i resti di braccia e gambe. La giovane donna del vento tentava di nascondere la fatica dietro al suo viso austero, pur senza riuscirci efficacemente, il suo stesso abbigliamento sciupato dimostrava la feroce battaglia da lei intrapresa. Quando si accorse di noi mi ringraziò per averle permesso di completare il suo compito, ovviamente io non fui da meno e feci lo stesso per avermi protetto dal vecchio mostro. Tuttavia in quell’istante era necessario prestare soccorso ai miei compagni ancora impegnati nella lotta contro le guardie. Read More

Inetti a vivere

Di Lorenzo Casini

Il signor Z aspettava.
Lui sapeva cosa aspettava, ma non gli altri. Gli altri credevano che perdesse il suo tempo.
Il signor Z restava per lo più in casa. Usciva di rado, fosse solo anche per fare un po’ di spesa. Generalmente infatti il suo frigo era vuoto.
Aspettare gli occupava gran parte del suo tempo. Di rado mangiava. Mangiare era più un investire il tempo a fare “altro” che aspettare.
Passava le giornate così, seduto su una sedia scomoda di fronte a un televisore spento.
La sedia doveva essere scomoda, perché non poteva rischiare di addormentarsi. Read More