Raccolta poesie Federico Genco

Tremore di una notte

L’immenso fiume mi scorre davanti, trascinando
Bastimenti fatiscenti , logori mobili e delusioni passate:
una caotica brodaglia.

Osservo inerte lo scorrere incessante, selvaggio, del torrente melmoso
e della sua inarrestabile corsa che trascina impietosa sadiche folli figure.
I naufraghi implorano soccorso,
muovono
e scuotono le braccia come condannati a morte.

Da qui su il fiume non temo.
Il chiarore spolverato dalla luna
si abbandona sulle vaghe colline, mentre il cielo incerto
racconta storie a noi estranee.

Ma d’un tratto un torbido pensiero mi riscuote:
‘dovrei forse buttarmi nel lungo fiume della vita e lasciarmi
trascinare dallo scorrere incauto delle cose? Non posso
sostare per sempre nel buio della notte’.

Vado

1

Prigione

Prigione
Costruita su croci e pianti,
smarrisci in me le tue sfortune.
Con placido bagliore illumini il muschio,
gli stracci, le lenzuola, la ruggine.
Uno scheletro s’appropria della fetida cella
Uno sguardo s’annoda sulle sbarre serrate
Una nota rieccheggia dal volto stornato
È forse questo che un uomo s’aspetta?

2

 

Forme di gioia

Come vorrei scovare il tuo viso
nascosto fra innumerevoli e candide nuvole
mosso da chissà quale forza
modellato da chissà quale volontà.
Su nel cielo mi persi, e mai più mi ritrovai
Sospinto dai venti caldi del tuo respiro
Cullato da onde di libertà
in balia d’essere.

3

 

Gocce di rabbia

Rabbia come pioggia
sui muri della vergogna;
Scivola su sporchi vetri, ricamando l’estro
D‘ un urlo perduto.
Una stonata sinfonia suona tesa nell’aria:
Il popolo, affaccendato nel suo incubo quotidiano,
risveglia in sé l’armoniosa dottrina del Male, figlia dei peggiori istinti.
Cerimonie rinfrescate da brindisi neri d’odio e bouquet di serpi
Divampano fra i confini della fantasia,
senza infamia né lode.

Una rara cerchia d’anime nobili
trova rifugio sulle alte vette della compassione,
guidata da stelle lontane narranti l’amore per il mondo,
in uno sterminato cielo lentigginoso
screziato da nuvole rotte e
fuochi d’artificio.

4


Lunghi viali

Vagando per lunghi viali,
sparuti automi  dall’ aria assopita,
cantano in silenzio i loro drammi.
Abbracciati gli uni agli altri cingono il prossimo con rigide tenaglie,
soffocando l’umana  solennità che l’accumunava,
in attesa del rischiarante risveglio portatore di luce.
Ed il riso, che scioglie perfino gli algidi ghiacciai incastonati nei monti,
abbondò di colpo negli stretti viali, investendo la brulicante processione
come un’ ondagemente di gioia.
Le gote più tenebrose arrossiscono, i respiri più grevi si alleggeriscono,
spiriti vagabondi e riottosi ritrovano la pace in quei viali a lungo abbandonati,
riaprendo finalmente gl’occhi.
Il popolo ormai in festa, affamato di sguardi e calorose unioni,
divora i propri desideri.
La notte, complice, traveste i propri beniamini d’argento,
colorando mille splendide anime danzanti
sotto un’ orchestra d’eccezione.

5


Tetra Regina

Nella solitudine di una sera stanca, le civette,
con riverenza, lasciano spazio al dolce cantare del fiume,
gorgogliante d’espressività. Non si sa in quale mondo, un cervo,
ombroso e fiero, si lascia attrarre dal riflesso vanitoso della Luna nelle
limpide rive. Ma l’uomo, cacciatore, osserva la maestosità dell’animale
e lo preda, invidioso. La natura, rimasta senza giustizia, maledice il suo figlio più nobile,
nonché malvagio. La carcassa del cervo, ormai spirata, giace sulle sponde inondate di chiarore.
Il sangue sgorga dalle fini labbra dell’animale, con gli occhi spalancati, agghiaccianti.
L’uomo fugge dal suo gesto, con il corpo e con la mente, il più lontano possibile, in cerca di redenzione.
Nella fuga il cacciatore s’imbatte in un uomo: non può lasciarlo scappare, il seme del male è ormai germogliato e sommergerà il futuro d’ombre.
La scena si ripete: un altro morto raggiunge la comunione.
Il cacciatore, con entrambi gli occhi doloranti per il pianto, spegne la sua ira su d’un albero, scalfendolo.
Non gli resta che urlare, sbraitare, e bestemmiare contro la Luna.
Le sue urla risvegliano i seguaci della notte, pantere assetate, animate d’ataviche pulsioni.
L’uomo prova a fuggire, ma la natura si vendica grazie alla sua folta schiera di servi. Il cacciatore, con il sangue
zampillante sulle sponde, chiede un ultimo abbraccio nel chiarore della luna. Essa lo prende fra le sue braccia e lo consola come un figlio.

6


Sprazzo di vita

Danza sui colli dorati, l’alba
Immergendo i comignoli in un sonnecchiante
Gioco di luci.
Due passeri si rincorrono nel cielo come amanti,
amanti che fuggono e mordono.
Volano in reciproci frulli d’ali,  disegnando al loro passaggio
Fragili e limpide forme.
In un angolo, nascosto sotto una coltre di buie menzogne,
dimenandosi fra cocci rotti e mozziconi ardenti,
l’uomo si tradisce con i suoi vizi
affogandosi in fluidi d’ebbra sostanza:
noncurante dell’ avvenire,
incosapevole del passato,
disgustato dal presente.

7 

 

Ordinario sbuffo di caffè

La caffettiera, borbotta.
Una foto sgualcita riempie
La camera di ricordi;
emergono come vapore da memorie ancora bollenti e scottanti,
memorie a lungo coperte dalla polvere del tempo.
Suonano come un’ estenuante sinfonia i ricordi,
un tumultuoso andirivieni di parole, sensazioni, urla, immagini.
Madido di sudore ripercorro campi ormai bruciati,
sguazzo in pozze malsane ora riarse,
provo invidie divenute semplici frasi di stizza.
Sfoglio le pagine della vita
come un banchiere contaI suoi debiti
in attesa di vederli accumularsi sulle spalle,
trasformandomi in un gobbo cammello ansimante.
Pffuu!! Pfuii!! Il caffè è pronto. E’ amaro.

8

 

L’addio in un silenzio

Cos’è questa brezza, questo solenne silenzio!?.
Trascino i passi lenti e pesanti sulla stretta via del crepuscolo,
fischiettando e sorridendo alla morte; la chiamo e richiamo invitandola
ad un ultimo ballo estivo.
Venti mordaci diffondono il suo ringhio,
l’aria trasporta le nefaste voci da lei azzittite.
Ricoperta da un drappo nero svolazzante
si confonde fra gli arbusti boschivi:
inquietanti preghiere risuonano nell’aeree
sillabate da moltitudini di scimmie.
Il respiro si affanna in sua presenza,
percepisco i suoi occhi puntati sul retro del mio cranio, è pronta a colpire.
Mentre il vento mi accarezza in viso e porta via gli ultimi stracci del passato,
ella appoggia la sua mano sul mio ventre
e, come una coppia di sposi, carnefice e vittima,
rotoliamo come pietre in un burrone, sospirando la fine che m’attende.
La morte s’è fatta giovine
Così come la notte eterna.

9

 

Incendi dolosi

Tutt’intorno brucia di fuoco vivo.
Parole di speme si perdono fra roghi ed urla di dolore.
Corpi mutilati giacciono tristi sulle cime degli alberi, in attesa di
Divenire rapidi sbuffi.
Rovi in fiamme rallentano la fuga e cado con fracasso sulla cenere.
Fiamme vermiglie m’investono dalla testa ai piedi: divengo lume
Per qualche istante, per poi spegnermi come una candela nella bufera.
Non ho peso né coscienza, l’aria disperde i miei fumi,
formo nuvole nel cielo e nebbia sulla terra.
Respirami come fossi veleno, saziati di me.

10

 

Sul declivio

Insisto col passo sullo sterrato cammino di questi giorni
Speranzoso che l’impronta giaccia imperitura e inconsapevole del tempo.
Desidero che emerga dal fango
che rifulga al sole
e che insulti la pioggia
e i cinerei cumuli suoi mandanti!
Ma dopo poche e vigorose falcate rimane solo un ricordo,
un ricordo di vana e sincera gloria, tradito dagli ululati
di una tempesta eterna e roboante che lo gonfia fino a farlo esplodere!

11

 

Atroci confessioni di un insonne

Chiuso nella mia camera monocromatica,
nemmeno il sonnomi dà sollievo.
Stringe forte il collo con le sue ossute, gelide mani.
Il sogno si apre con un’ atmosfera incerta e vaporosa.
Inizialmente mi culla adagio, m’infonde sicurezza,
m’illude che i suoi confini siano fantasiose impertinenze mentre cammino
incantato in un paese di suonatori. Giovani danzatrici dallo sguardo felino ondeggiano
indietreggiano e roteano su e giù per le strade roventi,
animate da mercanti alticci e battute da carovane orientali.
E poi, come fossi un pidocchio, il sogno mi schiaccia
e ripiombo nel mio anfratto cittadino.
Il sudore del risveglio è più freddo che mai:
nulla è cambiato dalla mezzanotte;
A parte la Luna, che s’affaccia curiosaalla mia finestra,
origliando.

12

 

Segugio

Rincorro i tuoi passi
come un segugio in cerca d’amore.

13 

 

Abbracci avidi

Le braccia diventano tentacoli
Nel nostro intricato gioco d’amore.
La fioca luce della lampada viene inghiottita
Dal continuo arrovellarsi delle nostre membra calde
E ansimanti. Le lame del ventilatore sferzano l’aria,
tintinnando ritmicamente come una cicala ferrata,
mescolandodeboli note jazz ai nostri sussulti.
Esalati gli ultimi respiri di voluttuoso piacere,
c’adagiamo stanchi sul divano, uno di fronte all’altra,
scrutandoci in viso, in attesa che bisogni irrefrenabili ci trascinino
di nuovo a terra, con gli occhi bramosi di carne.

14 

 

Richiami sommersi

Tenetemi lontano dai vostri sudici circoli di denaro
Tenetemi lontano dalle vostre anime spoglie!
Disturbate il glorioso cammino del mattino, che inevitabilmente ci trasporta in un giorno vivo di luce.
Camion, utilitarie e starnazzanti motorini!
Vi intromettete nel dialogo fra me ed il mondo! Tenete il vostro puzzo in gabbia!
Ricerco incessantemente il suono della tribù,
sommerso dal peso gravoso dell’asfalto.
Il catrame cola nell’alifante, strozzando il suo suono profondo
trasfigurandolo in un antico pezzo d’antiquariato, di cui ridere e beffarsi.

15 

 

Fuoco dall’alto

Sulla soglia attendo la visione
Di un nugolo di tegole rosse e
Case avvampate.
Né braci né gesta scurrili son la causa:
i raggi fiammeggianti dell’astro si sono abbattuti sul nostro
nido d’amore.

16

 

Bastimento alla deriva

Salto su dirupi pendenti
Svolgendo il mio pensiero come un gomitolo…
Un nodoso e grigio gomitolo.
Sembrano cordoni di una nave, impossibili da dipanare.

17

 

Non è come sembra

Non so cosa farmene di queste emozioni
Torbide cascate dell’animo
Mi prendono, mi sbattono
Mi calpestano.
Ho visto nuvole cariche di pioggia rovesciare il loro fardello sul mondo,
colmando fiumi e inondando sorrisi.
Ho visto orizzonti, troppo lontani da toccare, spegnersi in un istante.
Ho incrociato sguardi folli e tristi chiudersi come corolle al tramonto.
Ho imparato a non curarmi dell’ottusa quotidianità, senza nemmeno accorgermene,
volgendo i miei occhi tumidialtrove.
Oggi gli sguardi mi scivolano addosso, riportandomi alla solitudine.
Oggi non sono nessuno, o forse
me stesso.

 18

 

I vecchi sono pazzi

Sedeva, ai piedi dell’olmo,
quel vecchio contemplatore sempre intento a seguire
l’eterno vaneggiare degli astri vaganti.
Vide mille cicli, mille bufere,
mille albe.
Con lo sguardo assorto ed il collo chino sulla spalla,
visse in simbiosi con l’albero e la radice, in tacita preghiera.
“Ma che fai vecchio, piantato sotto quest’albero? Perfino il suo tronco
È stufo d’averti accanto” chiese con insolenza un giovane.
“Aspetto” rispose con fredda indifferenza il vecchio.
“Ma che cosa?”
“La primavera.”
Il baldanzoso ballo delle stagioni continuava senza tregua alcuna,
trascinandosi dietro nevi, canti e gonfie maree.
Il vecchio si ostinava a guardare la natura trasformarsi, tingersi dei più vari colori, sperimentare incroci di suoni e odori.
Il giovane curioso, dopo molto tempo, si avvicinò nuovamente al docile vecchietto.
“Non sei stanco di vedere la bella stagione lasciare il posto all’incedere lento dell’inverno?”
“a dire il vero no, non ho mai vissuto la Primavera. Stagno da anni nella mia maledetta malinconia.
Attendo con smania l’arrivo della mia nipotina, credo si sia persa… Sono sicuro che il suo ritorno porterà
La primavera dentro di me. Sentirò esplodere la gioia vigorosa della giovinezza ed il dolce tepore dell’amore, che
riscalderà le fragili ossa chi mi sorreggono,
e sarà tutto un fiorire.”

19

 

Vivide illusioni

Disteso scomposto su d’una panchina
Circondato da arbusti immobili ed inespressivi,
la vidi arrivare ricoperta da un tenue manto azzurro,
una regina in abiti turchesi che rincuorava i passanti
e i cuori stanchi.
Ella passò rapida, accompagnata dai fieri raggi del sole, insofferente agli sguardi affamati.
Sconosciuta perché corri via.
Non lasciare ingiallire le mie ossa su quest’umida panchina.
Portami con te nel tuo castello, dove non arrivano né spari né miseria.
La città mi stanca.
Coltiviamo il nostro amore fra le nuvole.
E guarderò il vecchio mondo dall’alto del nostro covo celeste,
e Lancerò grida di scherno verso l’informe brulicame da cui fuggii.

20

 

Macerie

Se vuoi conoscere chi sono, raccogli le mie macerie.
Le puoi trovare negli alvei dei fiumi, sotto un cuscino di seta, nelle viscere di una cernia.
Sono i vecchi pezzi, andati in frantumi, del mio mortale cincischiare.
Raccoglili e fanne un monumento, chiuso in un recinto, in memoria di un uomo come un altro.

21

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