Capitolo 10 – Foreste inviolate

Di Samuel Nese

 

Rimembravo gli eventi dei caotici mesi recenti con surreale preoccupazione, la morte di Arnold avvenuta immediatamente dopo il rientro a Roena scosse tutta la popolazione, ma più di chiunque altro il nuovo cavaliere. Continuava ad addossarsi la responsabilità della vicenda con risoluta convinzione, neppure le lunghe e pacifiche discussioni con il figlio riuscirono a dissuaderlo. Per onorarlo, egli nominò Sigmond suo paggio e capo delle guardie del castello, dato che il defunto aveva servito egregiamente sin dai tempi del padre. Successivamente alla cerimonia d’investitura, il cavaliere s’impegnò a ripristinare l’ordine all’interno del feudo; le faccende da svolgere erano molte e i conti da far quadrare ancora più complicati. Anch’io, Andri, dovetti momentaneamente abbandonare le mie attività da cacciatore e servire all’interno della corte come secondo paggio. Fortunatamente, l’immediata diminuzione dei dazi smise di affamare i cittadini.

Un giorno il cavaliere mi avvicinò, era ancora profondamente allarmato per la condizione dei boschi attorno al villaggio. Gli ricordai che era necessario parecchio tempo prima di poter riscontrare un evidente miglioramento, ciononostante alcuni uccelli cominciavano già a tornare ai margini delle foreste. Ma egli non sembrava soddisfatto, volle domandarmi se conoscevo una leggenda popolare narrante la presenza di un’entità capace di rendere la vegetazione delle selve forte, rigogliosa e impenetrabile. Intuii immediatamente quale fosse il suo intento, egli desiderava che io mi addentrassi tra le foreste dove correva voce che albergasse quell’essere. Da bambino fui l’unico a esplorare gli anfratti boschivi più oscuri attorno a Roena, ma non riuscii a proseguire sufficientemente da incontrare alcuna creatura leggendaria. Tuttavia egli mi supplicò di ritentare la mia assurda impresa, stavolta però non si trattava più di un’infantile attività ludica, ma di una spedizione ufficiale per conto del cavalierato.

Senza ulteriori preamboli, il mattino seguente intrapresi il mio lungo cammino attraverso i boschi a Nord-Ovest di Roena. Ufficialmente, la mia missione consisteva nell’entrare in contatto con la prodigiosa entità capace di rendere rigoglioso persino il più arido deserto e richiedere il suo aiuto per risanare la vegetazione del nostro feudo. Ripercorrere lentamente tutto il villaggio mi diede il tempo per pensare: la nuova posizione ricoperta dal cavaliere stava rendendo più dura la sua indole tanto da farlo maturare emotivamente ancora più in fretta. Evidentemente mi considerava ancora l’immaturo amico attaccabrighe d’infanzia che si divertiva durante gli eterni pomeriggi estivi a destare il villaggio dal suo placido sonnecchiare. Non si era accorto che negli ultimi anni tutti i suoi compagni d’avventura giovanili crescevano e maturavano, non esenti da gravi responsabilità. Certamente, la sua nuova posizione poteva essere la più impegnativa, ma ciò non giustificava la sua bassa considerazione verso tutti noi. Non avevo dubbi riguardo il suo giudizio, in tal caso avrei presto dimostrato il mio valore come alleato e soprattutto come amico.

Lentamente venni inghiottito dalla moltitudine di alberi che la natura amava decorare con colori smeraldini, la luce si arrendeva all’ombra gettata dalle frasche, eppure ciò non incuteva timore, al contrario i profumi del bosco mi avvolgevano accompagnando il mio passo leggero e il suono del vento tra i folti rami scandivano quegli attimi dal sapore eterno come quella foresta, persino gli animali non sembravo spaventati dal mio passaggio e riuscivo ad intravederli mentre mi osservavano dall’alto dei loro nascondigli lignei o mimetizzati tra le profonde radici. Quando notai un robusto lupo osservarmi da molto vicino, un insolito sentimento pacifico mi trattenne dall’impugnare l’arco, sapevo nel mio profondo che quella fiera non intendeva aggredirmi, rimaneva impassibile fissandomi con occhi cinerei e un’insolita espressione indagatrice, come se stesse cercando d’interpretare il mio intento. Decisi di non lasciarmi distrarre dal mio compito e proseguii attraverso quel mondo inviolato dalle mani degli uomini, il terreno si fece più tortuoso e mi accorsi presto di dovermi arrampicare tra il groviglio di alberi per proseguire, ogni singolo ramo era più solido della roccia stessa. L’estasi trasmessa dal quell’ambiente mi fece perdere la cognizione del tempo e  al calar del sole mi ritrovai costretto ad accamparmi; avevo provviste a sufficienza ancora per un giorno, dopo di che sarei tornato al villaggio di Roena. Andando a selezionare solamente la legna già caduta, accesi un debole fuoco e mi addormentai, convinto che gli abitanti della foresta avrebbero vegliato su di me.

Il risveglio fu dolce, una leggera brezza filtrava assieme alla fioca luce del mattino. Non mi sorpresi affatto quando mi ritrovai circondato da ogni specie animale che potesse abitare una foresta, tuttavia c’era del prodigioso nella loro numerosità, dai piccoli serpentelli ai mastodontici orsi e nessuno di loro sembrava ostile nei miei confronti. Continuavo a osservare muovendomi lentamente, evitando di spaventare le creature con i miei movimenti bruschi. Ad un certo punto scorsi nuovamente il lupo che mi osservava guardingo il giorno precedente, non era solo stavolta. L’orgogliosa fiera stava accompagnando un giovane essere umano, una fanciulla dai capelli neri vestita in piume di corvo, che non doveva essere più vecchia di me. Mi scrutava con sguardo curioso come se sapesse scorgere negli anfratti del mio cuore, era innocente, bella e allo stesso tempo matura nel portamento. Effettivamente mi riportava alla memoria la figura della donna bendata incontrata ad Oltrave. Lei si avvicinò quasi scivolando con naturalezza verso di me, non sembrava affatto una nobildonna, ma una di quelle fate abitanti dei boschi. Forse il mio viaggio volgeva al termine.

Con insolita fermezza, la sua voce delicata mi chiese quale fosse il mio intento in quella foresta. Ero letteralmente estasiato da una simile entità e immediatamente pensai aver avuto un’allucinazione, lei si avvicinò ancora in attesa della mia risposta. Le raccontai del compito affidatomi dal cavaliere e aggiunsi di sapere benissimo che sarebbe stato necessario parecchio tempo perché il suo desiderio si avverasse, ma egli non voleva sentire ragioni. La fata guardò a Ovest con il viso improvvisamente melanconico e perduto dove certamente io non ero in grado di vedere, il suoi gesti così spontanei mi ammaliavano ogni attimo di più, non potevo staccare gli occhi dal suo meraviglioso profilo. Si voltò verso di me affermando che avrebbe parlato lei con il cavaliere, tuttavia egli non si trovava a Roena in quel momento. Quindi decise di raggiungerlo a Terralba, la sua destinazione, dato che lei stessa aveva un’incombenza da assolvere là. Infine mi chiese se desideravo raggiungerla, ma dovevo fare in fretta perché la strada era lunga. Senza pensarci risposi affermativamente, alla fine desiderai conoscere il suo nome. Eilin mi accontentò.

L’illustrazione è di Davide Renzi. Per vedere altre delle sue opere: https://www.facebook.com/DavensArt/

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