Erasmus

Di Sara Squarzoni

#1

Ciao, mi chiamo Sara e vorrei raccontarvi la mia esperienza Erasmus in Spagna.

All’inizio, appena scoprii che avrei passato il successivo anno universitario in un altro paese ero al settimo cielo, poi però, man mano che il giorno della partenza si avvicinava, cominciai ad avere dei ripensamenti. Iniziai a pensare che stavo bene a casa mia e che forse non avrei dovuto fare la domanda, che non ce l’avrei mai fatta da sola in un posto in cui non conoscevo la lingua e che forse avrei dovuto rinunciare e restarmene a Verona, insieme ai miei amici e alla mia famiglia.

A luglio cominciai a cercare l’appartamento. Fortunatamente, nella mia futura città, c’erano molte offerte di studenti che cercavano qualcuno con cui dividere l’affitto, così non ci volle molto per trovare una stanza insieme a due ragazze spagnole. Quello che vi consiglio, se avete intenzione di partire, è fare come me e andare a vivere con gente nativa della lingua che dovete imparare, oppure con studenti Erasmus non italiani, visto che è l’unico modo che avete per praticare la lingua.

La valigia è stato un problema, non sapevo se portare via tutto o se farmi spedire le cose una volta arrivata in Spagna ma, alla fine, optai per la prima opzione. Mentre la facevo mi resi conto di quanto lo spazio fosse poco, così cominciai a fare una lista delle cose indispensabili e lasciai a casa tutte le cose “inutili”, visto che là avevo la lavatrice e mi sarei sicuramente potuta comprare qualcosa. L’unica cosa che vi consiglio di fare, è di stampare delle foto da appendere al muro della vostra camera per renderla più “accogliente”.

Quando finalmente arrivò il 3 settembre, con il cuore in gola partii con i miei per andare a prendere l’aereo che mi avrebbe portato a Madrid, a 300 chilometri di distanza da Cáceres, la mia futura città per i prossimi 10 mesi.

 

#2

I primi giorni furono i peggiori, pur essendo una città piccola continuavo a perdermi e non sapevo cucinare molto oltre alla solita pasta.

Per non parlare della lingua! Chiedere di ripetere le cose oppure di parlare più lentamente e fingere di capire quando in realtà non è così non è bello. Inoltre, per quanto tu conosca bene lo spagnolo, non sarà mai abbastanza. Mi capita spesso di dovermi far spiegare un termine o una frase in parole più semplici, oppure di mettere qualche parola in inglese nel mio discorso o, peggio ancora, di mimare il gesto. Comunque sia, gli spagnoli sono abbastanza comprensivi e pazienti, ma è inevitabile trovare, a volte, qualcuno che ti guarda male o che non ti aiuta se non lo capisci al volo.

La prima cosa da fare appena si arriva è sicuramente la SIM spagnola. Io mi sono informata un po’ su tutte le compagnie e la sera stessa ho attivato l’offerta che più rispecchiava le mie necessità. Poi, se ancora non l’avete fatto, va trovato un appartamento e, il prima possibile, bisogna fare la spesa “grossa” comprando cibo, acqua e tutto quello che vi manca in appartamento. 

Grazie alle due giornate di orientamento organizzate dalla mia università ospitante la settimana prima dell’inizio delle lezioni, ho conosciuto anche altri Erasmus. Noterete come subito si formeranno i gruppi divisi per paese però, visto che tutti vogliono imparare lo spagnolo (e vi assicuro che nonostante la vostra buona volontà se frequentate solo italiani tra di voi non lo parlerete mai), molto presto comincerete ad uscire anche con gli altri in modo da poter così praticare almeno un po’ la lingua prima dell’inizio delle lezioni.

Non appena ho conosciuto altra gente, abbiamo iniziato ad esplorare la città e a uscire tutti i giorni per cercare di apprendere questa lingua che ci creava e che ci crea tutt’ora un sacco di problemi. 

È in questo momento che ho capito che partire per l’Erasmus non è stato un errore ma solo una grande opportunità.

 

#3

Finalmente (credo) inizia l’università.

La prima settimana serve a capire se le materie che avete deciso di dare in Erasmus vi piacciono e se sono adeguate alla vostra conoscenza della lingua, in caso contrario, dovrete cambiare il piano di studi.

I miei primi giorni sono andati, tutto sommato, abbastanza bene. Io devo dare 4 esami nel primo semestre e 5 nel secondo e, fortunatamente, i professori delle materie che ho scelto spiegano bene (anche se un po’ troppo veloce) e sono disponibili per dubbi e ripetizioni nel caso in cui non si capisca qualcosa.

Una cosa strana, ma che mi piace molto, è il fatto che ci sia un “rapporto” tra studente e professore. Infatti ci si dà del tu e ogni professore ha un tot di ore settimanali nelle quali, se uno studente non capisce un argomento o è stato assente, può farsi dare delle “ripetizioni private” per non restare indietro. Questa è una cosa che, almeno da me, non esiste. Infatti spetta al professore decidere se rispiegare o no un dato argomento, non gli viene imposto per legge.

Detto questo, parliamo un po’ delle lezioni. Inutile dire che per gli Erasmus, almeno all’inizio, ci vorrà il doppio della fatica per restare al passo. Sappiate che è normale non capire tutto quello che viene detto in classe ma, l’importante, è cercare di non distrarsi, sforzandosi di seguire il professore per capire, almeno in generale, quello di cui sta parlando. Se vi impegnerete, vedrete che nel giro di poco inizierete a capire tutto senza problemi, come se la lezione fosse in italiano. 

Io, in generale, non ho avuto grandi problemi, anche se la professoressa di letteratura spagnola parla molto velocemente e, a volte, faccio fatica a starle dietro. Per fortuna, però, lavora molto con le fotocopie, così ho sempre una guida che mi aiuta a capire quello che sta dicendo.

 

#4

Finita la prima settimana di lezioni, l’ESN (Erasmus Student Network) ha organizzato una gita a Mérida, una città vicino Cáceres. Certo, andare a letto alle due per poi alzarsi alle sei e camminare tutto il giorno non è stata una bella idea, però l’Erasmus è anche questo, sembrare un gruppo di zombie a causa della vita notturna.

Durante la mattinata una guida ci ha mostrato la città, mentre nel pomeriggio siamo andati con i ragazzi dell’ESN e, verso sera, abbiamo preso qualcosa al bar. Mérida viene chiamata dagli spagnoli la “pequeña Roma”, infatti è piena di monumenti romani, come l’anfiteatro, per citarne uno. Devo dire che l’ho trovata carina, anche se, essendo abituata alle costruzioni romane italiane, erano tutte cose che avevo “già visto”.

È comunque stata una piacevole giornata, passata tra una risata e l’altra in compagnia di studenti di diverse nazioni.

Per quanto riguarda l’ESN, è un’associazione di studenti che nel loro tempo libero organizzano attività, uscite e viaggi per gli studenti Erasmus. Il mio consiglio è quello di partecipare il più possibile alle cose organizzate da loro, in quanto vi permetteranno di praticare la lingua, passare delle giornate alternative e visitare città che non avete ma visto. 

 

#5

Due delle molte attività a cui ho partecipato sono: il Caffè Italiano e il volontariato presso il rifugio di animali San Jorge.

Il primo è un incontro in cui si chiede agli Erasmus italiani di parlare con gente spagnola in italiano, in quanto loro lo stanno imparando.

Devo dire che mi sono divertita molto. Hanno diviso gli studenti in piccoli gruppi e noi, a rotazione, abbiamo girato tutti i tavoli e parlato dei più disparati argomenti quasi esclusivamente in italiano, tranne qualche eccezione per tradurre una parola o una frase che non capivano. Ovviamente ognuno aveva un livello diverso della lingua, c’era chi la studiava da 3-4 anni e chi invece solo da 1, quindi, in base alla conoscenza dell’italiano che aveva ciascun gruppo, si parlava di argomenti più o meno complessi.

Per quanto riguarda l’attività presso il rifugio San Jorge, questa consisteva nel portare i cani a passeggiare e nel giocare con i gatti del gattile.

Purtroppo, come in Italia, anche loro hanno molti animali che cercano un po’ di coccole o qualcuno con cui giocare. Così ci siamo divisi in gruppi da 2 o 3 persone e ci hanno dato un cane ciascuno. Al mio gruppo è toccato un bellissimo meticcio bianco e nero di taglia media di nome Billy. Essendo giovane era molto attivo e desideroso di correre e giocare, però era anche un coccolone, infatti ha passato 5 minuti buoni con la testa appoggiata sulle mie gambe a farsi coccolare. 

La passeggiata, tutto sommato, è andata bene. Abbiamo visto cani che tiravano e facevano quello che volevano, invece il nostro era abbastanza obbediente, anche se si fermava ogni 2 secondi per ricevere una carezza o per guardarsi intorno. 

Anche con i gatti è andata bene. La maggior parte cercava la nostra mano per farsi coccolare, anche se alcuni erano un po’ diffidenti e volevano essere lasciati in pace. Credo di non aver mai visto così tanti gatti in tutta la mia vita, ne hanno veramente molti, sia di razza che non.

È stato un pomeriggio fantastico, di sicuro andrò ancora a fare compagnia a quei poveri animali che chiedono solo un po’ d’amore.

 

#6

Una parola: MADream.

Cos’è, vi chiederete. Ebbene, ve lo spiego subito, è la prima festa nazionale dell’Erasmus 2016 in Spagna. 

Le feste nazionali consistono nel riunire tutti gli studenti in mobilità nel paese in un’unica città, in questo caso Madrid, e partecipare a delle feste esclusive.

Noi, essendo a circa 4 ore da Madrid, siamo partiti all’alba da qua. Una volta arrivati all’ostello abbiamo sistemato le nostre cose e pranzato, per poi iniziare il tour della città. Il venerdì di Madrid abbiamo visto poco, visto che eravamo stanchi e siamo partiti tardi, però il sabato abbiamo visto le principali attrazioni della città e, a essere sincera, mi aspettavo molto di più da questa capitale di cui ho sempre sentito parlare bene.

Ciononostante, è stata un’esperienza fantastica. Tant’è che il vero motivo per cui eravamo qua erano le feste organizzate appositamente per noi. 

Venerdì notte, abbiamo partecipato al “Beach Party”, una festa dove tutti sono andati vestiti da spiaggia (io avevo pantaloncini corti, canottiera larga, costume e collana a fiori), e abbiamo ballato e giocato con palloni gonfiabili fino alle 6 del mattino. 

Il sabato, invece, siamo andati al “Paint Glow Party”. Fino alle 3 era una semplice discoteca piena di Erasmus che si divertivano ma, dopo quest’ora, la festa è diventata più “colorata”, visto che da un palco hanno iniziato a lanciare vernice fosforescente con delle pistole e tutti siamo tornati a casa, alle 7 di mattina, pieni di colore dappertutto.

Anche se abbiamo dormito 2 ore a notte, abbiamo preso la pioggia e siamo tornati a casa distrutti, il MADream è stata un’esperienza fantastica e indimenticabile.

Non vedo l’ora di partecipare alla prossima festa nazionale!

 

 

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