Quanto valgono dieci anni?

Di Lejla Coloman

 

Quanto valgono dieci anni?

Me lo chiedo dal giorno del mio ventunesimo compleanno, quando capii di aver trascorso più di metà della mia vita senza di lei. Finora non ho capito se dieci anni siano tanti in realtà, oppure pochi, oppure abbastanza.

Pensandoci bene tutto il secolo scorso è stato suddiviso in decenni, ognuno caratterizzato da un certo movimento o ideologia. È straordinario pensare quanto in dieci anni le cose possano cambiare: dalla tecnologia che caratterizza e semplifica la vita di tutti i giorni, fino ad arrivare al modo di pensare – non solo del singolo individuo, ma di un’intera società. Quindi dieci anni dovrebbero rappresentare un lasso di tempo decisivo: una quantità di mesi, giorni e minuti unici, irripetibili ma necessari per la creazione di una nuova realtà, sempre mutevole.

Eppure a me non son bastati. Read More

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Elogio ai dentisti

di Giulia Bozza

 

Non so se proprio tutti tutti i dentisti se ne meritino uno, ma il mio un poco sì.
Ho appuntamento alle 19, chiamo un paio d’ore prima per avvisare che probabilmente tarderò di dieci, quindici minuti, perché ho delle faccende da terminare assolutamente nel pomeriggio. «Nun te preoccupa’», mi dice. «Tanto so’ sempre tardi pure io». E difatti è così, lui è uno di quelli a cui le tabelle di marcia stanno strette, mai una volta che l’appuntamento alle 16 sia davvero alle 16, e non alle 16.45, o addirittura alle 17.20. Pensate che c’è un orologio digitale nel suo studio, al quale lui ha aggiunto una scritta a pennarello sopra il display: “Non ti fidare”. Non ho ancora capito se non bisogna fidarsi di quell’arnese, o proprio del tempo cronologico, che evidentemente prende una curva molto diversa da quella che percepiamo. Forse – siccome l’orologio si trova davanti alla poltrona – vuole solo rassicurare i pazienti frettolosi che il mestiere del dentista non rispetta sempre le scadenze al minuto: può sempre succede che arrivi il bambino che vuole dare un disegno al dottore, e lui allora perde tempo ad appenderlo sopra lo stereo. Oppure, capita la tizia terrorizzata dai trapani che tiene la bocca chiusa per cinque, dieci minuti, e lui a cercare di convincerla con pazienza che non le farà male. Read More