Love&Loss

Di Martina Semilia

14650389015276_tnVentotto anni passarono in un soffio.
Quando quel giorno arrivò la mia mente viaggiò indietro nel tempo fino al nostro primo litigio.
A pensarci adesso sembra quasi buffo, sentii il cuore rompersi in un istante in così tante parti che
sapevo già che non avrei più potuto ricomporre e la mente mi portò al primo momento di debolezza,
non al primo bacio, non al primo incontro, ma alle prime lacrime. Quello scherzo fu il suo ultimo
“te lo avevo detto”, ne sono sicura.
Furono gli anni più belli della mia vita, i più intensi, gli unici che potevano essere.
Non passa giorno che lui non mi manchi, non passa giorno che non senta per un attimo il dolce
tocco delle sue labbra sulla mia fronte prima di addormentarmi, non passa giorno senza che arrivi
quel momento della giornata in cui mi giro sorridente per condividere quella felicità con lui, ma non
lo trovo. Non passa giorno senza che improvvisamente mi fermi mentre passo da una stanza
all’altra, scovando per caso qualche angolo di casa ancora impregnato del suo odore.
La prima volta che litigammo lo facemmo sul serio, niente mezze misure. Non iniziò tutto da una
discussione che si protraeva da giorni, non fu neanche uno dei due imbronciato per chissà quale
motivo, successe tutto seduti su una panchina al parco, ricordo ancora il forte odore speziato del tè
nel grande bicchiere di cartone che tenevo fra le mani. Era autunno e cominciava a fare molto
freddo, mi stringevo nel cappotto per cercare calore. Io ero nel pieno innamoramento, non avevo
occhi che per lui, lo guardavo adorante e incredula che fosse lì, accanto a me, per davvero. Lui
guardava verso gli alberi, o almeno così sembrava, mi accorsi dopo, quando parlò, che
probabilmente stava solo tenendo il suo sguardo lontano dal mio per riuscire a pronunciare quello
che doveva, ma non voleva dirmi. Gli avevo appena preso una mano nella mia quando pronunciò
quella frase.
Aveva ragione. Ce l’aveva sempre.
Mio fratello mi viene a trovare spesso adesso. Ha tentato più volte di portarmi via da qui, da questa
casa, da queste quattro vecchie mura, come le chiama lui. Ormai si è arreso, ma continua a non
capire. Mi racconta in continuazione di quando la mamma aveva finalmente deciso di affittare la
casa dove ci aveva cresciuti insieme a papà e di trasferirsi in un monolocale, più a sua misura, senza
tutti quei ricordi. Sottolinea sempre come fosse rinata. Quando fa questi tentativi non riesco a non
sorridergli teneramente e abbracciarlo. Lo stringo forte a me. Lui risponde sempre al mio abbraccio
con la stessa intensità e momentaneamente sembra percepire ogni singola crepa presente nel mio
cuore. Quando ci sleghiamo da quell’intreccio emotivo non mi guarda mai in volto, tiene gli occhi
bassi e non riesce a trattenersi dal rivelare che manca molto anche a lui, nonostante tutto.
Io sono rinata ventotto anni fa e non ho bisogno che accada di nuovo. Sono felice qui e adesso, ma
non passa giorno che io non senta la sua mancanza.
Quel pomeriggio al parco, penso sempre che avrei dovuto seguire il mio istinto e schiaffeggiarlo
dopo la prima frase, se non fossero state proprio quelle parole a colpire me per prime.
Nel suo armadio ho lasciato tutti i suoi vestiti, ogni tanto lo apro e lascio che il suo profumo riempia
tutta la camera da letto. Ultimamente lo faccio meno, il profumo si è fatto più rado, ho paura
svanisca del tutto, lo custodisco lì, con le ante chiuse. Quando non riesco proprio a farne a meno le
apro di un paio di centimetri e accosto il viso al legno, infilo la punta del naso in quello spiraglio,
chiudo gli occhi e inspiro lentamente.
“Ti lascerò e rimarrai sola proprio quando ti avrò fatto più del male”. Quel giorno, quando sentii
che la sua mano non stringeva più la mia, queste parole mi risuonarono nella mente, queste esatte
parole lo vidi pronunciare di nuovo seduto su quella panchina al parco e mi furono
improvvisamente chiare come lo erano a lui ventotto anni prima.
Nessuno riesce a credere che non ho la necessità di dimenticare. Quando mi guardano pensano di
trovarmi invecchiata, come se il dolore si possa misurare nelle rughe del viso, come se il dolore
dovesse costringermi a tenere la fronte costantemente corrucciata.
Esco spesso, vado alla scogliera. Passo intere mattinate a farmi carezzare i capelli dal vento. Guardo
lontano, verso l’orizzonte. Mi prende ancora quella piacevole morsa allo stomaco nel pensare di
sparire per qualche giorno, di partire all’improvviso.
In realtà non ho più voglia di viaggiare. Ho già visitato più posti di quelli che mai avrei sperato di
vedere in una vita. Ovunque andassi vedrei ancora lui dappertutto, al mare con quel cappello di
paglia logoro e gli occhiali da sole troppo scuri, in montagna con le gote arrossate dal freddo o dal
sole e gli stessi occhiali calati sul naso, le stesse rughe a sottolineare quella linea curva all’insù delle
sue labbra.
Perché dovrei dimenticarlo? Perché mai dovrei smettere di vederlo? Perché dovrei smettere di
sentire il cuore accelerare quando solo penso a lui? Perché dovrebbe smettere di mancarmi in questo
modo? Perché dovrei smettere di piangere?
Lo amo. Il fatto che lui non sia più qui non muterà di certo il mio sentimento.
“Ti lascerò e rimarrai sola proprio quando ti avrò fatto più del male. Ti amerò moltissimo, ogni
giorno come potrò, questo solo posso prometterti, questo so che alla fine ti dilanierà. Dovrei essere
io a farmi da parte, ma non ci riesco. E diciamo la verità, quando ci ho provato non sei stata molto
di aiuto, no aspetta fammi finire, non interrompermi… Voglio una promessa. Quando io morirò
sono piuttosto sicuro che tu avrai più o meno l’età che ho adesso, fammi finire ho detto, ti prego…
non lasciare che anche in quel momento un povero vecchio ti rovini la vita, un’altra volta… Devi
promettermi che…”
Non terminò mai quella frase, non glielo permisi.
Stamattina ho aperto di nuovo l’armadio. L’ho spalancato a dir la verità. Non ho resistito. Il suo
profumo mi ha inondato i sensi e mi ha quasi stordito. Ho preso il vestito blu scuro e la camicia
turchese che adoravo addosso a lui. Li ho messi sul letto, ordinatamente, come quando ogni tanto
mi divertivo a lasciarglieli mentre era in bagno a lavarsi, pronti per essere indossati. Mi sono seduta
sul materasso accanto a loro osservandoli. Ho tolto qualche pieghetta col calore delle mani,
passandole più volte sul tessuto. Sentii le dita tremanti corrermi sul petto, fino ai bottoni del
cardigan, uno ad uno li sciolsero dalle asole. Sfilai le maniche velocemente, con frenesia; ero
emozionata. Sentivo la gola bruciare insieme agli angoli degli occhi. Indossai la giacca, sistemai
accuratamente il colletto, mi osservai le braccia coperte da quella stoffa che conoscevo così bene, vi
passai sopra le mani e chiusi le braccia in un solitario abbraccio. Mi lasciai cadere all’indietro,
stremata. Fu come sentirlo riabbracciarmi. Potevo sentire il suo calore, il suo profumo tutto intorno
a me, perfino la sua voce potevo ancora immaginarmi chiaramente, ma lui non c’era. Non avrei più
sentito quelle braccia ossute intorno al mio corpo, non avrei più potuto poggiare la mia testa sul suo
petto e lasciarmi cullare dal suo battito, non lo avrei più avuto lì con me.
Ripensandoci quella volta, quel primo litigio, non aveva ragione lui. Non mi aveva fatto del male,
come avrebbe potuto. Mi aveva donato una vita degna di essere condivisa con qualcuno, almeno per
ventotto anni.
Lo so cosa stava cercando di dirmi quel giorno al parco. So anche che alzarmi e correre via non era
stata la migliore delle reazioni, così come non rispondergli quando mi aveva chiamata
rincorrendomi. Lo odiavo quando si piangeva addosso tentando invano di dimostrare di essere un
male per me. Da quella volta non lo fece quasi più.
Sapevo che lui avrebbe voluto che lo dimenticassi, che cercassi qualcun altro con cui passare altri
ventotto anni. Lui avrebbe voluto così, ma io no.
Erano quei ventotto anni che non volevo dimenticare mai, quelli passati insieme a lui, gli anni più
belli della mia vita, i più intensi, gli unici che potevano essere.

 

Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Lo trovate anche qui: http://www.meetale.com/m/leggi/love-loss/14650389015276

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