La protesta cantata

Di Benedetta Togni

Era un rito

che si concedeva

quando aveva

bisogno di energie,

quando sentiva che il vuoto

la inghiottiva.

Entrava in una stanza

le cuffie al massimo volume

come eroina che scorre nelle vene.

Chiudeva gli occhi e riusciva

a scorgere migliaia di spettatori.

Cantava, cazzo, come se

le sue corde vocali le esplodessero

in gola.

Non emetteva suono in realtà.

Saltellava ovunque

imitava alternativamente

il bassista e il chitarrista.

Ballava completamente a caso

tra la folla.

Li incitava a muoversi

e ogni cellula del suo corpo

urlava rabbiosa

“facciamo casino cazzo!

smuoviamo le coscienze,

risvegliamo queste vite addormentate

viviamo insieme autenticamente

questo momento.

urliamo il nostro schifo

per questa società che non capiamo,

per i nostri destini ingarbugliati,

intrappolati in un meccanismo

in cui smettiamo di essere persone ma fantocci.

Risvegliamoci.

Prendiamo vita.

Ci ricorderemo per sempre questo momento.”

La musica si spense.

Riaprì gli occhi

si trovò nel bagno di casa sua,

sudata e con le cuffie alle orecchie.

 

 

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