Capitolo 6 – Natura

Di Samuel Nese

Al calar del sole, giungemmo in un territorio talmente arido che ogni pianticella sembrava morta, gli alberi erano spogli e perdevano rami assieme alla corteccia. Quella che doveva essere una verdeggiante foresta, appariva simile a uno sconfinato cimitero privo di qualunque segno di vita, eppure eravamo in primavera inoltrata. Dopo aver lasciato nostra povera terra Roena, stravolta dai folli desideri del reggente, mi accorsi che essa era solamente un presagio della foresta davanti ai nostri occhi. L’aria secca e la polvere quasi m’impedirono di respirare mentre proseguivamo veloci lungo il sentiero in sella ai nostra cavalli. Chiesi ad Andri il cacciatore se fosse sicuro di essere sulla strada giusta, ma egli ne era talmente convinto da riconoscere una grossa quercia ormai malata, che aveva notato tempo addietro durante una sua escursione. Infatti non ci trovavamo troppo lontano dal nostro feudo e quella desolazione colpì molto di più il cacciatore piuttosto che noi, d’altro canto, nonostante la sua giovane età, nessuno passava più tempo di lui che qualunque altro abitante in mezzo alle foreste, intento a cacciare e a raccogliere erbe.

In lontananza si scorgeva un piccolo villaggio costruito attorno a una minuscola collina e protetto dalle fredde e grigie mura di un piccolo forte, la cui unica caratteristica distintiva era un’alta torre diroccata. Quel luogo si chiamava Oltrave, il dominio del vecchio reggente, dove evidentemente si trovava mia sorella. Io e i miei compagni affrettammo il passo, ansiosi di trovare riparo per la notte. Arnold, il capo delle guardie non era più giovane come un tempo, ma riusciva comunque a tenerci testa con la sua energia più che giovanile; anche suo figlio Sigmond non era da meno, mentre si sistemava scudo e alabarda sorretti alle sue spalle per galoppare con più comodità. Erano davvero intrepidi e fedeli compagni degni di tal nome.

A un certo punto Andri propose di abbandonare il sentiero in terra battuta proseguendo per la foresta nel tentativo di evitare eventuali pattuglie, dopotutto eravamo ancora in tempo di guerra. Cercai dunque di memorizzare il percorso del sentiero per riuscire a orientarmi una volta lasciata la strada maestra. Ci muovemmo nel bosco lentamente a causa del terreno irregolare, ma dopo parecchi minuti, quando le ombre erano ormai lunghe e il tramonto era l’unica cosa che riusciva a colorare piacevolmente il paesaggio, la vista acuta di Andri scorse in lontananza un lumicino dalla finestra di una fattoria particolarmente decadente. Non ci volle molto prima di accordarci per chiedere asilo ai proprietari unicamente per quella notte, ovviamente fui io ad assumermi la responsabilità di quella richiesta.

Bussai alla porta della casa mentre attorno a noi il vento cominciava a sollevare polvere dall’arido terreno. Poi la dura voce di un vecchio contadino domandò chi ci fosse davanti alla sua porta. La mia risposta fu semplice quanto menzognera: eravamo semplici vagabondi di passaggio in cerca di un luogo dove trascorrere la notte e che ci saremmo accontentati della stalla inutilizzata. Con non poca ingenuità, l’uomo aprì la porta senza chiedere altro, comportamento che non tutti i miei compagni etichettarono come normale, tuttavia non avevamo molta scelta se non fidarci di quei modi forse troppo cordiali. Il contadino ci disse che attendeva già delle visite, ma solamente all’alba del giorno seguente, entro cui momento, avremmo dovuto abbandonare la sua dimora. Acconsentì a lasciarci dormire nella stalla ormai in disuso, dove i nostri cavalli trovarono un abbeveratoio stranamente colmo per metà.

Dopo aver consumato qualche provvista accendemmo un cerino e discutemmo apertamente elaborando un piano d’azione per il giorno seguente. Tuttavia superare le guardie alle porte del villaggio non era un’impresa facile e probabilmente non c’era altra alternativa che combattere. Oppure azzardare una richiesta di colloquio con il vecchio reggente con la speranza di poter almeno parlare con mia sorella. Scelsi la seconda, opzione perché non volli mandare a morire i miei compagni in una terra sconosciuta a causa del mio egoismo. Dovetti quindi rinunciare al mio celato obiettivo di uccidere il reggente, avremmo sfoderato le armi solamente in caso di legittima difesa.

Prima di coricarci chiesi preoccupato ad Andri se anche la natura della nostra bella terra fosse destinata a fare la stessa fine delle foreste che circondavano Oltrave. Mi rassicurò rispondendo che i nostri boschi sarebbero tornati rigogliosi, ma era necessario parecchio tempo; a parer suo qualcosa d’innaturale stava accadendo in questo luogo per esser stato ridotto a un così vacuo deserto.

 

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