Se un giorno di primavera una poltrona

Di Domenico Nunziata

CAPITOLO PRIMO o

Le generalità del cadetto d’inverno

I

Raccontaci ciò che sai.

Non te, Lettore. Voltati, o volta la pagina…in effetti potrebbe essere la stessa cosa.

Chi siamo noi? Beh, ti tocca scoprirlo, avanti gira quella pagina.

II

Bravo.

III

Visto che sei stanco di tutti questi esperimenti metanarrativi, oramai ne vedi ovunque, lo sappiamo anche noi, te ne riproponiamo uno nuovo, uno che non vedevi da tempo, uno che ti coinvolga, ti animi, ti faccia drizzare le orecchie insomma, che ti faccia sentire importante. Alle persone piace quando vengono chiamate in causa, non dirmi che non te n’eri mai accorto prima: scommetto che hai fatto un sacco di sondaggi sulle riviste e su internet. Non dire di no, non indignarti davanti all’ovvio, non cercare di difenderti mentendo a te stesso. Magari non sei quel tipo di persona, oh caro Lettore, è a te che dobbiamo tutto, però non prenderti gioco di te stesso, mi raccomando.

IV

Non sappiamo se hai notato quello strano esserino dietro di te, immaginatelo fuori fuoco, piccolo quanto un topo che ti sta salendo proprio adesso sulla spalla.                                                           Zoom in su quello che stai guardando, dettaglio, zoom out, ritorna al campo medio, adesso focus sullo sguardo, uno sguardo perplesso…e…taglia! Rifacciamo. Adesso ti fa sentire tutto quello che ha mangiato stamattina. Non esattamente una delizia al limone. Ma il cinema in 4D non ti è mai piaciuto.

Adesso, caro Lettore, sai dirmi di che colore è l’esserino?

V

Proprio così.

VI

È come uno di quei cartoni animati in cui il protagonista decerebrato non ti dà neanche il tempo di rispondere, è snervante, sappiamo anche questo. Sappiamo molte cose. Ma noi confidiamo in te avventuroso Lettore e tu non ha il senso del pudore né quello della misura, quindi vai avanti, verso quello che per te sarà l’ovvio. Ma la banalità del terzo millennio è una banalità che stupisce. Semplice è sexy.

CAPITOLO SECONDO o

Il sole di una mattina dal sapore del vespro

I

Facciamo così, ti racconto una storia. Una storia sulle storie, o meglio, una storia sul modo di raccontare storie e sul modo di leggerle, più storia di così si diventa gialli dalle risate..

II

Ah giusto, la storia.

III

Come vi avevamo promesso:

Magrìs rubava le storie. In realtà non è che sapesse fare molto altro a parte arrampicarsi sugli alberi e un buon caffè. Sapeva fare poche cose, ma le sapeva fare magnificamente. A Buonconsiglio tutti conoscevano Magrìs ma nessuno conosceva il suo segreto.

Magrìs, Magrìs! –  Il sole si era appena nascosto dietro la torre dell’orologio, quello grande in piazza, ce n’è un altro a Buonconsiglio, però in un’altra piazza, un po’ più grande e non era quella principale. Quella principale non ha la chiesa, e neanche il municipio, spesso ci si è chiesti perché fosse la più importante. Magrìs lo sapeva.

IV

Vorresti sapere come va a finire ma non siamo qui per questo, quello un’altra volta magari, forse…un giorno.

V

Ti sei accorto che non c’era nessuna pagina da girare? Spero di sì, dovresti diventare giallo dalla strizza altrimenti.

CAPITOLO TERZO o

L’inaspettata verosimiglianza della piazza della torre

I

Adesso tocca a te, ti ascolto.

ascoltiamo*

1

II

Niente da dire?

2

III

Che conversatore noioso, sei peggio di un semaforo che ha appena finito il verde ed è andato sul giallo. Va bene, senti, ci abbiamo provato, facciamo che ti racconto com’è finita la storia di Magrìs. Ah! Mi chiamano al telefono, no, non quello rosso, quello di quell’altro colore poggiato sulla scrivania, accanto al libro di quel filosofo stoico dell’Ottocento.

IV

Che divertente che sono. Quasi come quei romanzi che scrive la Christie.

siamo*

EPILOGO ERMETICO CON FINALE APERTO o

Di come presi in giro un avventore in cerca di una storia con veemenza e tracotanza

Vedi ancora l’esserino di quel colore sulla spalla? Cavolo se sei messo male…

Parla quello che parla da solo.

O scrive da solo?

Pensa da solo?

Vive da solo?

Eh magari.

Ma soli soli no. Soli va bene.

Magari i soli conoscono le sole.

Le sole sono come il sole e splendono per i soli.

Quando li vedono almeno.

Chissà che colore vedono i soli quando le sole risplendono per loro.

E adesso? Come continuo il racconto?Mamma mia che guaio. E mo’ che c’entra quello che ho scritto io con il tema? Non è tirato per i capelli?E soprattutto, di che colore i capelli?

Biondi?

No.

Chi ha parlato?

Noi abbiamo parlato.

3

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