Il Testimone

Di Maddie Matteucci

Jack non era mai stato un tipo ordinario. Fin da quando avevo memoria si era sempre comportato  come se fosse stato un essere staccato dalla società: come se la disprezzasse e la considerasse marcia.

Non so come fossimo potuti diventare amici, anzi non mi ricordo proprio quando lo siamo diventati.  Ogni volta che penso allorigine della nostra amicizia mi rendo conto che lui nella mia vita cera sempre stato, così come in lui cera sempre stato quel desiderio di punire il suo prossimo per qualche peccato.

Così, infatti, non mi sono meravigliato per quella sua proposta, ma procediamo con ordine.

In quel periodo frequentavamo entrambi luniversità, e vivevamo nella stessa casetta in affitto. I genitori di Jack avevano voluto che ci trasferissimo in quel posto, invece di prendere un appartamento in centro più vicino alla scuola, perché Jack soffriva di problemi respiratori e la campagna non poteva che giovargli. Abitavamo quindi in un piccolo cottage vicino ad un grande parco. La nostra piccola abitazione era situata dietro a una brusca curva e, per di più, arrivando dalla città, eravamo coperti anche da una piccola collinetta che, anche se modesta, copriva la nostra ancor più modesta dimora a due piani. Per evitare incidenti, i padroni avevano posizionato uno specchio su un lato della casa; idea rozza, ma che sopperiva molto bene alla funzione di non farci scontrare, in uscita con la macchina, con qualche altra automobile proveniente dalla città e diretta al parco, anche se la strada era usata soprattutto da gente in bicicletta o a piedi per andare al giardino pubblico. La casa era solo a due piani: al piano terra la cucina e un salotto, mentre, di sopra, due camere da letto e un bagno.

Sia io che Jack eravamo (e siamo) piuttosto precisi e abitudinari, perciò quando alle 12.30 di un giorno di novembre non lo vidi scendere per pranzo, salii subito in camera sua. Lo trovai steso sul letto con la sua tipica espressione da cospiratore: occhi appena socchiusi e labbra tirate orizzontalmente. Appena mi sentì arrivare si sedette sul letto e disse: Dobbiamo commettere un omicidio!. Conoscendolo da tanto tempo, ero abituato alle sue idee “folgoranti”, ma questa mi suonò del tutto nuova, così gli risposi con un chiaro, semplice ed esplicito: Che? Sì, certo hai capito bene, ma non sarà un omicidio verso qualcuno, la vittima sarà la società”. Vuoi piazzare una bomba??”. “Ma quale bomba! Faremo qualcosa di ancora più denso di significato: uccideremo qualcuno che nemmeno conosciamo! Ma che secondo noi avrà talmente tanti difetti da non meritare di vivere!”. “In poche parole, decideremo di porre fine alla vita di qualcuno, che nemmeno conosciamo, perché, da un esame superficiale, ci sembra che non abbia il diritto di vivere!”. Jack mi lanciò un lungo sguardo pensieroso e, per un attimo, credetti di averlo distolto da questo folle piano. Ma poi un sorriso si allungò sul suo viso, e allora capii che niente avrebbe rappacificato il mio amico con lumanità. Infatti Jack disse: Renderemo tutto più interessante: ogni volta che ci passerà davanti qualcuno…”. “ Perché dici così?”. “Perché per questa impresa ci apposteremo con la macchina al cancello, e vedremo le persone che si spostano per andare al parco grazie allo specchio sulla parete della casa; comunque, stavo dicendo: per rendere tutto più interessante, tu dovrai dirmi perché non dovrò ucciderli!”. Era una cosa sconsiderata, ma mi resi conto che, se volevo veramente fermare il mio amico, dovevo assecondarlo.

Ci posizionammo, quindi, allimbocco del cancello. Mentre Jack fischiettava tranquillo io pregavo che nessuno passasse davanti a noi.

Le mie preghiere furono vane. Dopo neanche un quarto dora, una figuretta apparve riflessa sullo specchio. Era un vecchio che procedeva in bicicletta. Jack si sfregò le mani e cominciò il suo folle gioco: Per me è uno di quei vecchiacci che vive solo in una casetta, e buca i palloni dei bambini che finiscono nel suo giardino” . “Per me invece è un povero vedovo che si occupa dei nipotini e cura un orto, e poi qualche pallone bucato non ha mai ucciso nessuno…”. Intanto luomo avanzava, ormai avevo solo pochi secondi, ma Jack mi sorprese, dicendo: Sì hai ragione lasciamolo passare”. Lo guardai  incredulo e per tutta risposta disse: Mi ricorda troppo il bidello delle elementari. Ringraziai silenziosamente il Sistema Scolastico Nazionale per averci fatto avere alle elementari un vecchino simpatico e tollerante, ma sapevo che la mia battaglia non era ancora finita.

Dopo che il, a sua insaputa fortunato, vecchietto ci fu passato davanti, i quarti dora poi le mezzore e poi le ore cominciarono a passare. Ogni volta che la lancetta dei minuti passava sul 6 io guardavo Jack, sperando che finalmente desistesse, oppure che qualcosa sul suo viso mi facesse trovare il motivo e quindi la soluzione di questa follia.

Ormai a sera inoltrata, Jack si rizzò sul sedile, con un movimento talmente repentino da farmi sobbalzare: “Guarda!”. Mi girai verso lo specchio e notai che una macchia rosa fluo si muoveva su di esso in lontananza. Ci volle un po’ prima che capissi che si trattava di una persona e non di una di quelle macchie colorate che si vedono se si guarda per troppo tempo la luce. Quella macchia era, dunque, una donna che stava facendo jogging: “Questa è fin troppo facile: secondo me è una tipica donna in carriera, per la quale i valori sono solo in termini di soldi”, disse Jack con un sorriso sornione. Ma anche se era difficile non gliela avrei data vinta così facilmente: “Per me è una segretaria, che è sottoposta tutto il giorno alle angherie del suo capo…”. “… che è un capitalista schifoso e viscido”, concluse per me Jack con uno sbuffo: “Non posso uccidere una vittima di questa società. Sarebbe controproducente”. E quindi lasciammo passare anche la donna contraddittoria, da me poi chiamata così perché poteva essere sia vittima che carnefice.

Non dovemmo aspettare tanto prima di scorgere un altro movimento sullo specchio: si trattava di una giovane donna in bicicletta. Indossava un cappotto blu scuro, che metteva ancora più in risalto le esili gambe strette nei pantaloni bianchi; i capelli erano rosso rame ricci e corti, tranne che per  due lunghi ciuffi, che le ricadevano lisci ai lati del viso.

Io non aspettai neanche che Jack fiatasse: “Per me è una bibliotecaria, che dedica tutto il suo tempo al lavoro che ama, e che trascorre le serate a leggere i classici sorseggiando del the”. Mi girai soddisfatto verso il mio amico, ma lui non rispose: a bocca aperta, seguiva non solo con gli occhi, ma con tutto il corpo la ragazza, sembrando quasi un suo satellite. Dopo che la ragazza fu scomparsa dalla vista, Jack uscì dalla macchina per sporgersi dal cancello e continuare a guardarla. Dopo di che rientrò in casa, dimentico dei suoi propositi di vendetta. Io silenzioso lo seguii.

Nei giorni seguenti Jack, a una prestabilita ora, si sedeva in macchina e aspettava che la ragazza passasse, poi tornava in casa e si chiudeva in camera sua. Finché un giorno, non vedendolo rientrare da questa sua quotidiana missione, mi sporsi dalla finestra e lo vidi, raggiante più che mai, parlare con la ragazza con il cappotto blu.

Così come avrei potuto essere testimone di un omicidio, così come sono stato testimone della nascita del loro amore, signori e signore, oggi Jack e Maria mi hanno chiesto di essere testimone della loro unione come marito e moglie. Non ho altro da aggiungere a questa storia, che deve solo insegnarci che anche da un proposito di morte può nascerne uno per una nuova vita.

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