Fotografia

Di Anastasia Rovere

Siamo seduti laggiù, ancora abbastanza giovani da poterci mettere scomposti su dei cuscini. Ci vedi, amore mio? Mi stai accarezzando una gamba distrattamente, come fai ogni volta che leggi. Il fumo sale dalla brace della tua sigaretta fino al cielo, scuro nella notte d’estate. Dove sono le stelle? Ma chi ne ha bisogno, mi dico. Ho distolto un attimo gli occhi dallo schermo del computer, ma tu ti sei girato rapidamente, per non darmi la soddisfazione nel far vedere che mi stavi guardando. Sorridi sotto i baffi, ti vedo, sai? Tutto intorno è silenzio, non parliamo ma è come se le nostre voci si muovessero intorno a noi; da quanto tempo sei lontano, ancora non riesco a capirlo. Ti guardo sorridere e la pelle mi formicola, scossa da una brezza improvvisa. Guardi i miei capelli muoversi con il vento, tu ti volti, mi passi una mano sulla nuca, la accarezzi. Porti calore, la pelle d’oca scompare e la brezza pure, ma i miei capelli si muovono ancora. Con dolcezza sposti una ciocca volante dietro il mio orecchio, ma non ci rimane, è una cosa che non hai mai imparato a fare. Sorridi, guardi lontano, posi nuovamente il tuo sguardo su di me. Cambia d’improvviso, si fa più serio, più profondo; lo fai sempre quando stai per baciarmi. Appoggi le labbra sulle mie, la pressione della tua mano sulla mia nuca si fa più incalzante, la sigaretta brucia lenta nel posacenere, invidiosa del nostro tempo. Se solo avessi saputo, amore mio, avrei guardato il suo consumarsi con uno sguardo diverso, ma è difficile non credere in un per sempre quando si è così felici. Così tanti anni, giorni volati come brandelli di cenere nel vento, persi chissà dove in un passato che mai come adesso sembra fondamentale. Ci baciamo con parsimonia, chi morirebbe mai di foga quando il tempo è tanto? Nessuna fretta nell’avvicinarci all’altro, la mia testa scivola verso la tua spalla, guardo lo schermo del computer da un’altra prospettiva, so che stai leggendo. Aspetto che tu dica qualcosa, una critica, un commentino acido su qualche errore di forma, ma finisci semplicemente di leggere, sfiori la mia fronte con le labbra e riprendi il tuo libro. Raccogli la sigaretta dal posacenere e aspiri, il fumo scivola lieve dalle tue narici; sono ferma, lascio che lo sguardo rimanga a fissare il muro, passo una mano sul tuo braccio. Guardo la notte sopra di noi, ti vedo fare lo stesso. Un’altra leggera brezza scombina le pagine del libro che stavi leggendo.

 

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