Hugo Cabret

Per gentile concessione dell’autore Renzo Maggiore

Tutto il mondo è come una grande macchina: se solo un ingranaggio non assolve al suo compito, il gioco non funziona alla perfezione. Il prestigiatore che costruì l’ammirevole teatro ha infinita pazienza: la magia si alimenta del tempo che sospende e ristabilisce equilibri; e il tempo è uno spazio in cui si entra con una chiave dorata: la chiave dalla forma di cuore, che alla purezza soltanto è concesso di indossare. Al momento opportuno, il genio riemerge dall’oblio e la pellicola dei sogni riappare sulla scena: eterno è il miracolo della fantasia e della passione; sopravvive a guerre e stoltezze umane, affinché il pubblico possa ancora godere del talento che si esprime, ed esprimendosi dona l’infinito.

Ad ogni uomo spetta creare il suo film secondo il compito che il lume dell’essere, cammin facendo, chiarisce. Se oggi siamo qui ad ammirare il meccanismo di questa civiltà dalle innumerevoli diramazioni ci deve essere per forza di cose un motivo, perché tutto ha uno scopo. Non ci resta che scoprirlo. Anche il ragazzo che aggiusta orologi con precoce maestria in realtà è un creatore: sistema ingranaggi di automi e anime di uomini. Anche le macchine, così come gli uomini, non funzionano se dentro non scatta la scintilla del cuore! Forse anch’io, come l’orologiaio, sono qua per rendere più funzionale il mio mondo, a partire dai segreti meandri della mente e del corpo; sono una specie animata di robot che scrive innescato da mille passaggi emotivi, ma il cuore continua a piangere lacrime che nessuno sembra voler cogliere, e nemmeno vedere… dall’infinita sorgente della poesia si abbeverano in pochi, percependo forse, nella melanconia di fondo del poeta, la tristezza di un uomo  che ha cancellato i ricordi di un passato glorioso e, con essi, il senso stesso della propria esistenza.

C’è qualcosa da aggiustare in tante anime, un organo che non riceve più ossigeno e ha dimenticato il suo scopo. Fortunatamente è la vita stessa a scandire i cicli d’amore: prima o poi entra in scena il coraggio di un bambino capace di sorridere dei comportamenti umani e di meravigliarsi di fronte alla bellezza di opere che la passione rende immortali. Anche il poeta aspetta quel bambino lasciando sempre aperto uno spiraglio di speranza ai segnali di rinascita; questa innocente attesa non gli impedisce di sapere che un capolavoro è per sempre, non ha età. Anche se la sua firma dovesse rimanere in calce alla fine di un’opera soltanto, di un’unica poesia conservata, qualcuno nel tempo ne godrà e inizierà la ricerca dell’autore, la conoscenza della sua biografia e la scoperta, nei posti più disparati e impensabili, di altri film considerati perduti. L’esistenza di un artista mantiene un senso incancellabile: il suo messaggio corre sul filo degli anni in attesa di qualcuno che, nel corso imperscrutabile delle generazioni, riaccenda l’antica passione. Non vale allora la pena di soffrire, perché l’universo plaude sempre e comunque alla luce del genio: il pubblico è lì in piedi a tributargli il giusto omaggio…

Ogni ingranaggio è al suo posto quando la chiave del cuore fa ripartire il gioco più incantevole.

Il pianto del Sole dura un attimo soltanto.

 

Tratto da: “Il mio spirito nel cinema” di Renzo Maggiore, Booksprint, Salerno 2015

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