John e l’amore

Di Arianna Miazzo

Le persone erano cambiate, lo dicevano tutti; la società andava sviluppandosi in una certa maniera e non c’era proprio verso di vivere quelli che iniziavano a essere definiti come gli ideali di una volta. L’amore era più una cosa per i film, ormai lo sapevano tutti, non si poteva davvero credere a una cavolata come quella, non c’era più nessuno disposto a impegnarsi in quel modo, a diventare matto per un’utopia. Le persone iniziarono a comportarsi in maniera differente fra loro, a rapportarsi diversamente, come se fossero su pianeti diversi, piccole piattaforme monoposto destinate a volarsi vicino, ma mai abbastanza per saltare. Andava semplicemente bene così, lo dicevano tutti: l’importante era pensare a se stessi, andare diritti per la propria strada, tesi ad arrivare verso l’obiettivo prefissato. Non era una semplice moda, ormai questo era appurato; i bambini nascevano sempre più di rado, in situazioni sempre più tese, proiettati già sulla loro piccola piattaforma, vedendo i propri affetti allontanarsi. Quando cresci così, un certo modo di pensare diventa naturale.

Oramai tutti erano d’accordo sulla questione, ma proprio tutti. Eppure John non era convinto. John voleva l’amore, quello vero; lo vedeva nei cinema sul grande schermo, nonostante già sapesse di essere di fronte a degli attori pagati per ricostruire delle situazioni che non avevano più luogo. John era nato senza famiglia, si era svegliato un giorno sotto un albero, si era alzato e aveva iniziato ad andare per il mondo a piedi, perché a lui non avevano dato alcuna piattaforma monoposto, aveva tutto un altro modo di vedere le distanze. Quando incontrava qualcuno, John si voleva sempre fermare a parlare.

«Come va? Sapete in che direzione devo camminare per trovare l’amore?» chiedeva alle persone che sfrecciavano sopra di lui, senza mai ottenere risposta.

Camminava così per lunghi tratti, senza mai scoraggiarsi o perdere la speranza, perché lui era John ed era fatto così. Un giorno stava passando per i resti di una vecchia fabbrica, fermandosi spesso a controllare ciò che aveva intorno, curioso di tutto, finché non vide una ragazza su una piattaforma, ferma nelle sue vicinanze.

«Come va?» chiese allora John, senza il minimo turbamento.

«In che senso?» rispose la ragazza, voltando la testa, cercando la fonte di quella voce.

«Come ti senti tu, come persona. Cosa provi.»

«Sono viva.» disse ancora la ragazza, avvicinandosi a John.

«Anch’io. Pensi di sapermi indicare la strada per trovare l’amore?» chiese allora il povero John, che era contento di sentirsi finalmente rispondere.

«Amore? E che cos’è? Quello dei libri?»

«Proprio lui!»

La ragazza ci pensò un po’ sopra, così che John potesse avere il tempo di guardarla per bene: sembrava alta, ma forse era solo un effetto dato dall’essere così in alto rispetto a lui, come una divinità.

«Scusa, non ti va di scendere un attimo da lì?» le chiese allora John, che si sentiva a disagio.

La ragazza lo guardò come se fosse matto, ma si sporse dal suo piedistallo, puntando gli occhi caramello nelle iridi turchesi di John. Il ragazzo la guardò con ammirazione, colpito dai dettagli del suo volto: era la prima volta che vedeva un’altra persona così da vicino e ne era profondamente affascinato.

«Perché mi guardi così?» chiese la ragazza a John, iniziando a sentirsi un po’ strana.

«Perché credo che tu sia l’amore.» rispose lui, senza riuscire a staccare gli occhi da lei.

«Ti stai sbagliando, io sono Claire.» e con un movimento impercettibile, la piattaforma iniziò a spostarsi, allontanandosi da John e dalle sue domande.

John non poteva rimanere a guardare l’amore allontanarsi e decise di fare una pazzia: inseguì la piattaforma, saltando in alto e aggrappandosi al bordo. Quando vide le sue falangi bianche per lo sforzo, Claire urlò, pensando subito a una violenza. Nessuno le aveva mai accennato la possibilità di una situazione del genere e non sapeva come gestire la cosa; calpestò le mani di John, urlandogli di andarsene, mentre la piattaforma si muoveva veloce in un prato. John teneva davvero all’amore che viveva su quella piattaforma, non poteva semplicemente lasciarlo andare, così tenne duro e sopportò il dolore, certo che quella fosse la strada giusta. La ragazza iniziò a muoversi scompostamente, mentre la piattaforma impazziva con lei; andarono contro un albero e John mollò la presa, stordito dall’impatto. Quando cadde a terra, iniziò a borbottare.

«Questi alberi.» disse, avventurandosi poi per quella pianura, con la speranza di trovare l’amore intatta, come se nulla fosse successo. Questa era la caratteristica che rendeva inarrestabile John: non si arrendeva mai, perché nessuno gli aveva insegnato cosa fosse la resa.

Dopo qualche tempo dall’incontro con Claire, John si ritrovò in un piccolo paesino, dove la gente rimaneva sospesa, parcheggiandosi in giro. Il ragazzo incontrò un gruppo di giovani in cerchio e decise di tentare la fortuna.

«Scusate, per l’amore?» chiese, ma i ragazzi non lo ascoltarono, ignorandolo completamente.

John non rimase minimamente toccato dal rifiuto e continuò la propria passeggiata: attraversò il paesino e decise di cambiare direzione.

«Ho camminato così tanto che l’amore potrebbe essermi venuto incontro nell’altra direzione.» disse distrattamente rivolto verso un lampione, preparandosi a tornare indietro.

Camminò moltissimo, passando a ritroso in tutti i luoghi in cui era stato, fermandosi solo per vedere un film in un cinema che conosceva bene, perché ci era stato molte volte. Davano sempre lo stesso film, ma a John non importava: gli piaceva guardare le espressioni degli attori mentre recitavano, chiedendosi se l’amore fosse davvero così, oppure diverso. Dopotutto era passato molto tempo dall’ultima volta che due persone si erano innamorate.

Nel suo percorso evitò la vecchia fabbrica in cui aveva trovato Claire, perché ormai era sicuro che lei non c’entrasse con l’amore; sapeva che non l’avrebbe trovata lì, ma quello era comunque un posto triste e non c’era necessità di passarci.

Quando arrivò all’albero dove era nato per caso, si accorse che c’era qualcosa di diverso: non  c’era più solo il suo albero, era comparsa una piccola pozza d’acqua chiara, appena sotto le fronde. Il salice da cui era nato tendeva i rami per farli bagnare, come se volesse corteggiare la pozza, facendole vedere che le era vicino. John arrivò fino al limitare del laghetto, sedendosi dove si era svegliato quel giorno. Si specchiò nella pozza e vide il proprio riflesso.

Forse non aveva trovato l’amore, ma era felice lo stesso.

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