Black Knight

Di Francesco Foradori

13161099_1122611781132229_872535688_o«Signor Cavaliere, quindi domani arriveremo al castello della strega dei ghiacci? Sa già cosa potremmo aspettarci?» disse Dave Deen mentre finiva di preparare il fuoco. Il Cavaliere, dal canto suo, non rispose subito. Lui sapeva già come sarebbe andata a finire. Ormai aveva affrontato scene simili un’infinità di volte. L’indomani, come sempre, non sarebbe riuscito a salvare il suo compagno di viaggio. L’ultima volta ad uccidere il mago Carl Lee era stato un enorme troll fatto di ghiaccio. Come sarebbe morto il giovane Dave? Il Cavaliere, come ogni volta, sapeva che avrebbe fatto comunque il possibile per salvarlo…

«No, non lo so. L’unica cosa che mi è chiara è che al di là della strega dei ghiacci c’è Lei ed è per lei che ho intrapreso questo viaggio. Sarà pericoloso probabilmente, se vuoi andartene ora è il momento migliore. Domani saremo nel dominio della strega ed ella difficilmente ci lascerà andare via vivi.» Ormai solo mezze verità uscivano dall’elmo del cavaliere. Lui non era mai arrivato a parlare con la Regina. Non sapeva così ci sarebbe stato al di là di tutto.

«Non si preoccupi, signor Cavaliere, lei mi ha salvato la vita in più di un’occasione. Le sono debitore e l’accompagnerò anche in capo al mondo.»

Mai nessuno coglieva l’ancora di salvezza che il Cavaliere tanto “bonariamente” gettava ogni volta. Mai nessuno riusciva a spezzare il legame che quel maledetto viaggio creava. E come ogni volta l’armatura senza contenuto si preparava mentalmente ad un’altra perdita.

Sì, il Cavaliere non aveva un corpo come lo si intende normalmente. O meglio, non lo aveva più. La prima volta che era partito per il suo lungo viaggio possedeva un’enorme spada bianca e aveva una bella armatura scintillante con un’essenza fisica al suo interno. Però le migliaia di morti, le milioni di prove che era stato costretto ad affrontare e l’infinità di dolore che aveva patito lo avevano cambiato. Infatti se ad ogni tentativo i dettagli variavano, la struttura del diabolico percorso rimaneva uguale e così per il carcerato ciò che subiva si ripercuoteva nelle volte successive.

Il Cavaliere che vedeva Dave Deen quindi appariva come il possessore di una lama ormai nera, per colpa della spropositata quantità di sangue con cui si era sporcata e vestito da una armatura ormai nera dallo sporco e piena di graffi, senza più un corpo all’interno della corazza stessa. Ormai erano dei residui di energia nera che tenevano attaccati i pezzi del Cavaliere. Il corpo era scomparso ormai da tempo.

«Prendo atto della tua coraggiosa decisione, mio compagno di sventura. Ora Dave, va a dormire. Domani la giornata sarà lunga e avrai bisogno di tutte le energia. Come sempre veglierò io sul tuo sonno. Ora va’, domani ti sveglierò alle prime luci dell’alba.» Senza farselo ripetere due volte Dave Deen si avvolse nel suo giaciglio e iniziò l’ultimo sonno della sua vita.

Intanto Il Cavaliere nella sua notte insonne aspettava che arrivasse,come tutte le volte, l’Emissario della strega.

A mezzanotte in punto dal cielo scese un angelo fatto interamente di ghiaccio, l’emissario. Anche lui non cambiava mai forma. Anche lui era un punto fermo del viaggio. «Kuro, alla fine sei tornato ancora qui. Non ti basta mai?» Kuro era il vero nome del cavaliere, anche se ormai gli unici a pronunciarlo erano la Strega e l’Emissario stesso. «La mia padrona come tutte le volte ti concede la possibilità di andartene. Rinuncia a Lei, non l’avrai mai! Spezza il circolo!» Ormai questo discorso si era ripetuto uguale troppe volte e ormai entrambe le parti sapevano cosa pensava l’altro. L’Emissario sapeva già la risposta del Cavaliere, ma era obbligato a porre la domanda. Kuro dal canto suo sapeva già che nell’esatto momento in cui avrebbe pronunciato il suo no, avrebbe dovuto affrontare l’emissario e non sempre il combattimento finiva bene. Né per lui, né per i suoi compagni. Così disse: «Sai già cosa ti risponderò. Allontaniamoci da qua. Poco distante c’è un’altra radura e lì potremo consumare il nostro duello all’ultimo sangue. Non voglio che il mio compagno muoia prima del tempo.» L’Emissario annuì e insieme i due si mossero, iniziando il loro scontro.

«Alzati Dave Deen, è l’alba» Il ragazzo aprì gli occhi e si trovò di fianco il suo compagno di viaggio. Faceva stranamente molto freddo, così subito si coprì. Osservando meglio il Cavaliere, Dave notò una cosa strana. Rispetto al giorno prima sull’elmo c’erano degli enormi tagli e altre “ferite” simili sul resto del corpo, ma il ragazzo non si azzardò a chiedere. Infatti, se aveva imparato una cosa nel corso del tempo che aveva passato con il Cavaliere, era proprio non chiedere mai niente. Soltanto il suo compagno sapeva dove andare e cosa fare. Lui non aveva il diritto di chiedere.

Così i due viaggiatori si allontanarono dalla radura e Dave Deen non si accorse che poco distante da dove aveva dormito un angelo giaceva impalato su una lancia di ghiaccio.

Dopo qualche ora di cammino i due arrivarono alle pendici di una catena montuosa, dall’altra parte rispetto a dove il Cavaliere diceva ci sarebbe stato il castello..«Dave, stai attento, d’ora in poi tutto sarà ancora più difficile.» Kuro sapeva che in poco tempo sarebbe apparso il mostro designato per eliminare il suo compagno. Come se l’avesse chiamato, appena finito di parlare davanti a loro apparve un branco di lupi completamente coperti da ghiaccio. Il cavaliere sospirò, senza guardare il compagno. Aveva finalmente capito la logica dietro a quel crudele massacro. Per affrontare un abile mago era necessario un potente troll, mentre per un povero ragazzino inesperto, un branco di lupi era perfetto. Questa volta però sarebbe riuscito a proteggere il compagno. Avrebbe lottato fino all’ultimo per Dave. «Signor Cavaliere, se non ricordo male l’altra volta aveva detto che per raggiungere il castello ci si mette circa una giornata di viaggio, no? E che l’enorme portone si apre di notte giusto? ».

«Sì è corretto, ma perché ora? Preparati alla battaglia piuttosto, ci arriveremo domani notte al portone.»

Questa volta a sospirare fu Dave. Contemporaneamente i lupi attaccarono. Kuro, assumendo la posizione di guardia, si mise davanti al suo compagno per difenderlo da qualsiasi attacco. Non era però preparato a quello che sarebbe successo di lì a poco. Tutte le volte che aveva dovuto abbandonare il proprio compagno era stato per cause esterne. La morte se li era sempre portati via senza che lui potesse fare niente. Come Lee, azzannato mortalmente da quella bestia, mentre preparava un potente incantesimo. Il Cavaliere era così abituato a quel triste destino, che a malapena sentì la mano di Dave appoggiarsi alla sua schiena. Ancora più flebilmente sentì la voce di Dave dire: «Signor Cavaliere, mi lasci qui. Scelgo di morire qua senza abbandonarti, li tratterrò io. Questo sigillo di Teletrasporto la porterà lontano da qui. ».

«Cosa stai facendo razza di stup…? » Urlò il cavaliere prima di sparire dalla vista dei lupi, che per un istante si fermarono e di Dave Deen. Il ragazzo estrasse le sue lame gemelle, pronunciò un incantesimo di rafforzamento, raccolse tutto il suo coraggio e urlò menando un fendente verso il primo lupo che lo caricava.

«… ido!» Teletrasporto avvenuto. Ora, per uno scherzo del destino era esattamente in cima all’altura, ai cui piedi sorgeva il dannato castello. Disperato per la perdita dell’ultimo compagno, Kuro urlò con tutto il fiato che aveva nei “polmoni”. Lui sapeva cosa sarebbe successo quella notte durante l’assedio del castello. Lo sapeva e non poteva fare a meno di soffrirne.

Al levar della luna piena, il cavaliere si mosse dal freddo accampamento e iniziò la sua lunga discesa. Più avanzava, più vedeva le creature del ghiaccio formarsi nella vasta landa. Più si avvicinava, più loro cominciavano ad avvicinarsi a loro volta all’invasore.

Arrivato alle pendici del monte per l’ennesima volta, il povero e dannato Cavaliere vide nei volti dei nemici tutte le persone e le creature che aveva ucciso. Vide tutti i nemici che aveva affrontato, ma soprattutto vide tutte le persone care che aveva dovuto lasciare nel corso dei suoi molteplici e crudeli viaggi.

«Siete aumentati rispetto all’ultima volta. Anzi, ora siete proprio il mio esercito del Passato.»

sussurrò Kuro prima di lanciarsi a capofitto nel combattimento e menare un fendente alla gola di un Dave Deen ghiacciato.

Il Cavaliere che questa volta attraversò il cancello non era come quello che era partito vite prima. Non c’era più niente di quel giovane con un’armatura. Colui che attraversò le porte della Fine dell’esistenza era ormai da buttare. L’Asteroth ghiacciato gli aveva mozzato un braccio. Sziel, suo amico di infanzia gli aveva tranciato mezzo elmo e Beal, la sua prima compagna, gli aveva spezzato la preziosa lama. Anche questa volta Kuro, combattente navigato aveva vinto ed era riuscito ad entrare nel castello, ma aveva perso troppo.

Avanzò per gli interminabili saloni senza trovare anima viva o morta. Avanzò nei meandri del castello e nei labirintici corridoi. Una persona normale si sarebbe persa. Un essere umano sarebbe morto da tempo, ma non Lui. Lui ormai trascendeva qualsiasi concezione di mortale.

Kuro arrivò d’innanzi alla porta della sala del trono e come sempre trovò le due guardie ad attenderlo. Entrambe le parti sapevano cosa sarebbe successo e neanche una parola fu spesa a preambolo di questo letale duello, che vide ancora una volta vincere il Cavaliere. Ora un’enorme taglio lacerava il suo petto e metà dell’altro braccio era stato mozzato. Oramai la lama nera era perduta per sempre. Il Cavaliere sapeva di stare per raggiungere il suo limite. Difficilmente avrebbe resistito a un altro Viaggio. Ma era giunto fin lì,avrebbe raffrontato la malefica strega e liberato la sua Regina.

«Infine giungi ancora una volta qua, Kuro. Hai affrontato l’ennesimo viaggio, infoltito le mie schiere di altre unità. Ed eccoti qua, pronto a morire per l’ennesima volta.»

L’incipit della Strega era sempre uguale. Il cavaliere sapeva cosa sarebbe successo anche questa volta e sapeva che non sarebbe riuscito a resisterle.

«Ora lascia che il ghiaccio ti riavvolga e cadi ancora nel tuo triste sonno. Addio cavaliere. »

Mentre il ghiaccio stava per lambire il suo corpo il cavaliere percepì una spinta provenire dalle spalle, nel punto in cui Dave Deen aveva imposto il suo sigillo. Il teletrasporto non si era esaurito. Così per la prima volta, sotto gli occhi stupefatti della strega il cavaliere scomparve dalla sua vista.

Riapparve subito dopo ed azzannò il collo dell’incantatrice, strappandoglielo. Oramai doveva combattere ed uccidere come una bestia, ma era lei che lo aveva “creato” e così doveva essere.

Per la prima volta il cavaliere vide la sua Regina, seduta sul suo trono.

«Chi sei?» chiese Lei.

A quel punto Kuro capì che la maledizione era ancora lontana dall’essere spezzata. Così, mentre il ghiaccio della defunta strega ricominciava a lambire con vigore le gambe del combattente, una nuova consapevolezza si faceva strada nella mente del cavaliere.

Niente era davvero immutabile in quel Viaggio. C’era ancora speranza.

«Regina ritornerò, io Kuro ti salverò.»

Disse il Cavaliere prima che il ghiaccio lo ricoprisse completamente, uccidendolo per l’ennesima volta…

 

 

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