Ich hab’ ein Herz aus Stein

Di Astrid G. Barker Goi

Ero giovane quando mi è stata fatta questa offerta. Io ero così giovane e lei così invitante. Non ho potuto. Non ho saputo dire di no. Non avrei mai pensato che un giorno questa mi si sarebbe rivoltata contro.

 

Stavo morendo e non c’era cura. Ma non ero malata, la mia salute era perfetta. Però senza il cuore non si può vivere. Quando ero piccola ero una bambina normale. Poi un giorno la mia vita era cambiata.

Non me ne accorsi subito, così intenta a vivere la mia infanzia. Mi mancava mia nonna, non la vedevo da anni. Allora ero piccola e non sapevo perché, come non sapevo cosa significasse il termine “divorzio”. Ma ciò che mi mancava di più erano i regali. Perché mia nonna non mi faceva più regali e non mi veniva a trovare? La odiavo. Ho iniziato a farlo perché mi aveva fatto male.

È stato il primo granello di pietra che si è posato sul mio cuore, così leggero da non sentirlo, ma c’era. Se fosse stato più di un granello probabilmente l’avrei sentito. Ma un granello non pesa niente, che differenza fa se c’è o meno? Poi diventarono due, tre, sette… Appoggiati casualmente, dolcemente. Col tempo il mio cuore si era ricoperto di pietra.

Pensai che era un’ottima cosa, che avevo una protezione. Ero felice di avere questo sottile strato inorganico attorno al cuore per proteggermi dal dolore, dalla sofferenza.

Poi ciò che volevo da bambina si è realizzato: ho riallacciato un rapporto con mia nonna. Mia nonna è una donna forte, che sa cosa vuole e se lo prende. Ha un carattere forte. No, ha un carattere orribile, ma sopporto, grazie al mio strato di pietra. In fondo è pur sempre mia nonna, abbiamo lo stesso sangue. Ma quando insulta mia mamma e me, non importa l’essere imparentate. Lei non può venire a casa nostra e pretendere di imporre la sua visione delle cose. Può avere ragione o torto, ma non ha il diritto di decidere per noi. Piansi per ore a letto; il sottile strato di pietra non era bastato e il dolore c’era comunque. Dovevo impegnarmi di più. Dovevo rinforzare la mia protezione.

Passò il tempo ed ero fiera dei miei risultati. Con tutta quella pietra, il mio cuore sarebbe stato al sicuro. Ma mi sbagliavo. Grazie alla mia migliore amica lo scoprii: il problema del dolore che sentivo lancinante al petto non era perché la pietra non era abbastanza forte da impedirgli l’accesso al cuore. Era perché proveniva dall’interno. La mia migliore amica mi aveva tradito e mi aveva insegnato la cosa più importante: avevo bisogno di un cuore di pietra.

E dove prima c’era speranza, adesso non c’è più niente. Dove prima c’era il cuore, adesso c’è solo pietra.

Ma nel momento del bisogno non avevo il coraggio di tirarmi indietro. Così da adulta ritornai da mia nonna. Forse l’età l’aveva resa saggia, forse aveva capito che imporsi sugli altri, quando hai bisogno di loro non serve a niente. Un giorno, parlando con mia mamma riguardo al fatto che non mi arrabbio quasi mai, mia nonna disse che chi non sa arrabbiarsi veramente non sa amare davvero. La saggezza dei nonni, quella che anche se non ci credi scopri che è vera.

Io non ero in grado di amare. Perché ho un cuore di pietra, non esce niente e non entra niente, come ho fatto a non accorgermene. Ich hab’ ein Herz aus Stein. Ich hab’ ein Herz aus Stein. Pensavo che avrei vinto, che sarei diventata grande, ma mi sbagliavo. Ogni momento nella mia vita indossavo una maschera di sentimenti. Potevo colorare il mio cuore, ma le emozioni non arrivavano all’interno. Non arrivava il dolore, il male. Non arrivava l’amore.

 

Una volta c’era un fuoco nel mio petto, ma le lacrime l’hanno spento, lasciando solo la cenere.

Da quanto ho realizzato questa cosa, non riesco più ad andare avanti. Non posso più tornare indietro. Ogni volta che mi guardo vedo questo volto sotto i muscoli tesi a formare un sorriso, solo ossa dure e inespressive. E non posso fare altro che scappare. Non posso distruggere la pietra, perché so di non poter trovare quello che un tempo era il mio cuore.

 

Eccomi, mentre muovo gli ultimi passi verso il mio luogo definitivo. Ormai le mie gambe non si muovono molto bene, i miei piedi pesanti e lenti si trascinano sulla ghiaia. Mi fermo, in questo giorno di fine gennaio. Tra poco sarebbe stato il tuo compleanno, nonna. Sono davanti alla tua tomba, le membra congelate sembrano marmo. E invece è semplice pietra, il mio intero corpo. I miei ultimi istanti, i miei ultimi respiri mi hanno condotta da te. E qui resterò per sempre a vegliare, ad accusarti silenziosamente, tu che per prima hai fatto posare un granello di pietra sul mio cuore. Ora io, per i prossimi anni, poserò i granelli della mia pietra su di te, sui tuoi ricordi, finché di me non resterà niente. Una statua di ragazza sulla tua tomba.

 

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