Addio, Fanny

Di Domenico Nunziata

Erano i tempi dell’oro e della speculazione,

i poeti campavano sui marciapiedi delle città,

e l’America era un sogno lontano

di ponti e di navi,

non volevo andare via e mi prendesti per mano.

Mi spaventava il tuo essere grande,

io che ero un ragazzo, uscito da scuola

Ci guardammo all’inizio, dentro a quel pub,

un bicchiere di vino, io uno di caffè

io libri nello zaino, tu la macchina da scrivere.

Ci passamo il giornale, era forse il Corriere

E tu mi guardasti senza neanche sorridere.

Guardati intorno, Sali sul marciapiede,

vado a prendere il Taxi, sì, qui a New York,

il viaggio del sogno americano,

di vita e rock, spento da te, tu che vuoi tutto,

tutto quello che ti ho dato, ciò che ne è restato.

Un tempo mi prendevi per mano

Non te lo ricordi questo davvero,

e adesso non potevamo restare più assieme,

tu giravi quel film in Super8 e io purtroppo

il concorso per entrare in comune.

È difficile scegliere in tempo, lo so,

la moneta hai ritratto prima che cadesse, però.

Non hai visto croce o testa

E te ne sei andata per la tua strada.

Il Taxi finalmente mi porta dove potrò essere di più,

il fumo mi aiuta, gentile signore, mentre lento

mi lascia triste anche questa cosa qua

ti voglio bene l’ho detto ma ti amo mai,

e non posso più sentirti, forse un giorno, aldilà.

Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

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