25 Aprile

Di Alex Piovan

 

In un armadio di casa mia c’era una scatola contenente i ricordi lasciati da mia nonna. In questa scatola si trovava un diario che aveva scritto e che non avevo mai trovato il coraggio di leggere. In questi giorni l’ho cercato, l’ho letto ed ho deciso che non deve rimanere un quaderno destinato a prendere polvere e niente più. Non so esattamente cosa farò, ma so che sarà un lavoro che mi impegnerà per molto tempo, allontanandomi da tante altre cose.

Era nata nel ’22, in Polonia. Nel 1939 la sua famiglia venne deportata (non li vide più) e lei fu spedita a Danzica a lavorare presso una famiglia tedesca. Qui, anni dopo, conobbe mio nonno, che in quanto italiano dopo l’armistizio era stato deportato. Lo conobbe perché i prigionieri di quel campo avevano il compito di riparare i sottomarini e per raggiungerli passavano sotto la casa dove stava lei. Non potevano parlarsi. Lei era polacca, lui italiano. Si capivano con gli sguardi. Lei prese a passargli pane e tabacco, di nascosto. Un piccolo gesto, che ai nostri occhi può sembrare poco eroico o rivoluzionario. In realtà era solidarietà. Solidarietà di uno sconfitto, di una vittima, verso un’altra vittima, in una posizione ancora peggiore. Una cosa da niente, che però, scoperta, valse mesi di prigionia anche a mia nonna, ed a mio nonno un pestaggio. Successero molte altre cose successivamente, cose tremende, – che spero di riuscire a raccontare meglio in futuro – fino a quando la guerra finì. Nell’ottobre del 1945 si sposarono in Polonia e all’inizio del ’46 ricevettero i documenti che riconoscevano il loro stato di profughi e vennero in Italia con mio zio, che all’epoca aveva appena 8 mesi.

L’ho fatta in breve. In realtà ci sono un sacco di altri avvenimenti che meritano di essere ricordati, come praticamente ogni cosa successa in quegli anni. Lo farò (spero di essere all’altezza per farlo in modo adeguato), ma quello su cui volevo riflettere oggi è altro. Oggi è la festa della Liberazione. Un giorno importantissimo per la storia italiana, il giorno in cui le Forze Partigiane proclamarono l’insurrezione di tutte le città ancora sottoposte alle forze nazifasciste, con conseguente condanna a morte dei gerarchi. Il 21 Aprile fu liberata Bologna, il 23 Aprile Genova ed il 28 Aprile Venezia. Gli alleati arrivarono solo in seguito. Questa vittoria, però, non deve essere ricordata solo come una vittoria politica o una vittoria militare, ma soprattutto come una vittoria morale. Noi oggi troppo spesso ci scordiamo di cose come la morale, l’etica. Dobbiamo celebrare questo momento, ma dobbiamo coglierlo come l’opportunità di avvicinarci ulteriormente ad alcune tematiche attuali. La memoria non ha senso se slegata da una presa di coscienza sugli avvenimenti contemporanei.
Non sappiamo cosa sono stati quegli anni, non ne abbiamo la benché minima idea. Possiamo percepirne l’orrore sfogliando qualche libro, studiando storia, guardando un film, ascoltando una testimonianza, ma non lo sappiamo. Dobbiamo cercare di capirlo, di provarlo, di sentirlo sulla nostra pelle. Finché ammetteremo il razzismo e le imparità sociali non avremo sconfitto davvero quanto sconfissero il 25 Aprile 1945. Finché ci sembrerà normale assistere ad una propaganda di odio, di xenofobia, di speranza di morte per il prossimo non avremo sconfitto davvero quanto sconfissero il 25 Aprile 1945. E loro, per combatterlo, rischiavano la vita, rischiavano tutto. Lo sforzo richiesto a noi è molto minore, se fatto ora, prima che sia tardi.
“Il fascismo si cura leggendo, il razzismo si cura viaggiando” ha detto Miguel De Unamuno, filosofo spagnolo del secolo scorso. Allora leggiamo, viaggiamo, scopriamo. Poi raccontiamo, riflettiamo insieme. A costo di litigare, di discutere… ma non limitiamoci ad essere spettatori di un processo diacronico che ci riporta ai medesimi orrori di 70 anni fa. La resistenza non deve essere opposta solo ad una forza politica, lo deve essere al razzismo, al sessismo, all’omofobia, e deve avvenire ogni giorno, dentro di noi.

Buon 25 Aprile a tutti.

 

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