Cuore di assassino

Di Noah Akrach

Vi siete mai chiesti perché nessuno vorrebbe mai riceve un cuore in donazione da un assassino? Sapete che il cuore ha una memoria propria e che le abitudini ed i gusti del donatore, diventano automaticamente le abitudini e i gusti di colui che riceve l’organo?
Circa una quarantina di anni fa, un ragazzo di sedici anni scoprì di soffrire di una patologia congenita al cuore. I genitori erano disperati e lo davano già per spacciato, ma nessuno dei due voleva ammetterlo.
La sorellina ancora non capiva esattamente cosa stesse succedendo, aveva sette anni e non capiva perché suo fratello passasse settimane intere in ospedale, o perché mamma e papà litigassero per ogni piccola cosa.

Non capiva perché la mamma passasse ore chiusa in bagno a piangere, per poi uscire con gli occhi gonfi e rossi.
Ancora non aveva capito che suo fratello stesse morendo.
La chiamata arrivò la mattina presto, il padre del ragazzo aveva preso l’abitudine di dormire nella stanza degli ospiti, così solo la madre sentì il telefono squillare.
Rispose con voce assonnata, ma si ritrovò a parlare con un’infermiera che già conosceva da tempo.
«Suo figlio è il primo della lista per ricevere un cuore… e proprio oggi ce n’è arrivato uno!»
Alla povera donna cadde il telefono di mano. L’infermiera, d’altro canto, aveva sin da subito immaginato la reazione della madre del giovane della stanza sette. Riattaccò e tornò al proprio lavoro.
Nel frattempo le urla in casa si fecero entusiasmanti e coinvolgenti e ancora una volta la piccola si chiese come mai i suoi genitori piangessero e si baciassero, cosa che non facevano da mesi ormai.
Si vestirono di fretta, non fecero nemmeno colazione e la piccola mise il broncio per quello. Non riusciva a vedere nulla di più importante dei suoi cereali al cioccolato con latte caldo.
Arrivarono all’ospedale  e si affrettarono verso la stanza sette, non vedevano l’ora di dare la buona notizia all’amato figlio.

Il figlio era felice quanto i genitori di poter vivere appieno la sua vita. Già pensava di tornare a scuola, riprendere a giocare a calcio e rivedere la sua amata compagna di scuola. Non era mai riuscito a confessarsi per paura di un rifiuto, ma ora che era passato fra le braccia della morte sapeva che doveva farlo e che non doveva sprecare nessun attimo della propria vita.
Il dottore che faceva il solito giro di visite rimase perplesso davanti alla domanda che gli pose il giovane della stanza sette.
«Non siamo autorizzati a dare nessuna informazione sull’identità del donatore. Posso però confermarle che è un cuore sano e… atletico.» rispose il dottore con un sorriso tirato. Il sedicenne rimase perplesso però non ribatté, anche se era nel suo carattere.
L’operazione durò parecchie ore e la prima cosa che chiese il giovane appena sveglio, fu del cibo.
Non sapeva come mai, ma cominciò a detestare la carne in ogni sua forma. Era da sempre un grande amante della carne, ma dopo l’operazione cominciò a rifiutarla.
Come cominciò a rifiutare ogni altro alimento animale; dalle uova al latte. Senza una spiegazione razionale, le sue abitudini cambiarono radicalmente e i genitori cominciarono a vedere qualcosa di strano nel figlio: non era più lo stesso.
Ovviamente era seguito da uno psichiatra, per via della recente operazione ed egli stesso si accorse che c’era qualcosa che non andava nel ragazzo della stanza sette.
Una notte il ragazzo si svegliò nel proprio letto madido di sudore. Aveva avuto un incubo. Un incubo troppo reale per essere stato solo un sogno.
Lo sentiva come se facesse parte di sé, gli sembrava un ricordo.
Cercò di dimenticare quell’incubo che gli faceva venire la pelle d’oca. Lui non sarebbe mai stato capace di fare quello ai propri genitori, lui non aveva motivo di ucciderli in quel modo.
Fermò il dottore per strada, in ospedale non avevano intenzione di prendergli un appuntamento, perché ritenevano la sua motivazione troppo futile e così dovette ricorrere ai mezzi umani.
«Senta, mi dica solo il nome ed il cognome. Poi me ne andrò.»
Il dottore non sapeva come reagire, quello era un segreto professionale e non poteva dare a nessuno quel genere di informazioni. Eppure il ragazzo era così insistente, non dava segni di cedimento.
Non si era più presentato alle sedute con lo psichiatra, non le riteneva utili, visto che gli incubi non smettevano di torturarlo la notte.
Il dottore negò un’altra volta con la testa e andò verso la propria macchina, senza girarsi nemmeno una volta. Ma non riuscì a resistere e dovette per forza lanciare uno sguardo dietro alle proprie spalle, non vide nessuno.
Il ragazzo tornò a casa e trovò la sorellina in giardino a giocare con altre due sue amiche. Lei lo salutò con un abbraccio, ma lui si limitò a fissarla e a scansarsela di dosso.
«Non ti lascerò qui, non permetterò che lui ti faccia ancora del male. Ti porterò con me, sorellina.»
La piccola rimase a fissare il fratello, senza capire quello che le stesse dicendo. Aveva uno sguardo diverso dal solito, ma questo non la spaventò per nulla, almeno non era attaccato a varie macchine, pensò.

Tre settimane dopo

La polizia trovò i cadaveri dei due coniugi, ma nemmeno l’ombra dei figli.
Si pensa che l’assassino li abbia portati via con sé.
Decisero di dare la precedenza a quel caso, perché il figlio maggiore delle due vittime aveva appena subito un trapianto di cuore e ciò poteva rendere precarie le sue condizioni di vita. In più, con lui c’era anche la sorellina. Le ricerche continuarono su quella pista, finché un detective non si ritrovò tra le mani il fascicolo del ragazzo.

Inizialmente non riusciva a trovare nessun collegamento, ma solo dopo aver scavato nel passato del donatore capì ciò che era successo a quella famiglia.

Il donatore pochi giorni prima di perdere la vita uccise i propri genitori, portando via con sé la sorellina di appena cinque anni.
La bambina fu salvata, ma il ragazzo morì in uno scontrò a fuoco con la polizia. Si venne a scoprire che il padre abusava della bambina da tempo ormai, ma la madre trovava ogni giustificazione per non denunciarlo; il fratello, stanco di quei maltrattamenti, vide una via d’uscita in un duplice omicidio.
Fu così che, nonostante tutti capirono cosa fosse successo, fratello e sorella non furono mai ritrovati.
Oggi, dopo quarant’anni, c’è chi dice ancora che il cuore non può possedere ricordi, ma io consiglio loro di rileggere bene quanto scritto sopra.

 

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