Le arance di Michele – Vichi de Marchi

Di Adele Melpignano

«…Dicono che Ellis Island sia una specie di purgatorio, ed è vero. Qui non sei né all’inferno né in paradiso, devi solo aspettare. Aspettare che i medici egli ispettori decidano la tua sorte, perché quello che dicono loro è legge. Se va bene, l’avventura americana incomincia, se va male, te ne torni indietro. E addio America!»[1]

Un tema quanto mai attuale quello dell’immigrazione, che proprio in questi ultimi anni ha scosso gli animi e, ai più critici, ha fatto salire la rabbia; un argomento sensibile e delicato quello dell’accoglienza o dell’aiuto a persone in difficoltà. Un dramma che noi italiani conosciamo con dinamiche diverse, ma ciò non cambia la speranza di ogni uomo di avere il meglio per sé e per i propri cari.

Trama

41iavtE0lBL._SL360Angela è una bambina bionda che, a causa dalle misere condizioni economiche, è costretta a recarsi in America dove il padre la aspetta con la famiglia e, forse, con la possibilità di una vita migliore. Un viaggio che inizia su un carretto che dal suo paesino in Veneto la porta alla stazione ferroviaria dove prenderà il treno per Genova. Angela alloggia nella città in attesa di salire sulla nave che sarebbe partita il giorno dopo e che l’avrebbe portata in un altro Paese, l’America, «dove l’oro si trova per la strada!»[2]. Significativo è l’incontro a bordo con un ragazzo, Michele, che si finge più grande e che si presenterà di nuovo nella vita di Angela, intrecciando la sua vicenda anche con quella degli altri migranti, le cui storie tengono compagnia all’adolescente e alla sua famiglia durante il viaggio verso la loro destinazione. Tuttavia la speranza della famiglia di restare unita s’infrange a Ellis Island, quando il nonno Vittorio, a causa di un glaucoma all’occhio, è rifiutato e rispedito indietro poiché inadatto a vivere in America.

Ecco, è questo l‘inizio della storia narrata nel romanzo Le arance di Michele, edito dalla Mondadori e parte della collana Storie d’Italia.

Chi è Vichi de Marchi

Questo libro, scritto dalla giornalista Vichi de Marchi, nata a Venezia e ora residente a Roma, ha ricevuto il premio Verghereto, annualmente assegnato a un libro edito in Italia: una giuria di esperti seleziona una serie di volumi di letteratura per l’infanzia e una giuria di 100 bambini sceglie il libro da premiare.

Ideatrice e direttrice del settimanale per bambini “Atinú”, Vichi de Marchi esordisce come scrittrice con Le arance di Michele (2002) e poi con Eroi contro la fame (2002). Le altre opere principali dell’autrice sono: La mia vita tra i gorilla (2008), Emergenza cibo (2010) e La trottola di Sofia (2014).

Opinioni

Il libro di Vichi de Marchi è, a mio parere, quanto mai attuale, ma si deve tenere presente che viene narrata solo una parte della storia e della nostra storia, e quest’ultima, per quanto diversa o uguale a quella di oggi, ha comunque la sua importanza.

Per noi è difficile immaginare quel periodo perché “stiamo troppo bene”, e ci è difficile immaginare cosa provassero i nostri antenati all’idea di arrivare in America non avendo la sicurezza di essere accolti e con la possibilità di essere addirittura rispediti indietro come pacchi. Non solo, a tutto ciò si aggiungono anche le visite mediche, l’umiliazione di essere toccati e controllati da estranei con il conseguente rischio di vedere il proprio sogno infranto.

Sicuramente non è difficile capire il desiderio invisibile insito in ciascuna persona e che nutre la speranza: è il desiderio di qualcosa di più, di una vita migliore, un sentimento molto forte, comune a tutti gli uomini, a tutte le donne e i bambini che però viene spesso superato dalla diffidenza, dalla paura, emozioni ancora più forti e difficili da controllare.

Si tratta di una storia triste e bella a un tempo, narrata dagli occhi di un’adolescente che sogna un posto da chiamare casa e dove stare bene, dove poter gustare sapori dolci e avere tanti amici. Desideri semplici, infantili ma non per questo banali o futili.

Pur essendo uno di quei libri per lettori dai dieci ai tredici anni, trovo sia moderno e adatto a tutti. Si caratterizza per una lettura leggera e veloce, dal linguaggio semplice e fluido; è un libro piccolino, che leggi in poco tempo – come in due o tre tragitti in autobus – ma che riesci ad assaporare nella sua interezza e che riesce a introdurti nella storia, in tutti i sensi! Certo non la racconta tutta, e neanche vuole spiegare le complesse dinamiche del fenomeno di oggi ma, certamente, fa leva su sentimenti profondi e contrastanti:l’orgoglio, per esempio,appartenente agli abitanti della ‘Little Italy’, orgogliosi di essere americani, o la paura, poiché, come i migranti di oggi erano mal visti, anche loro erano considerati pericolosi e sconosciuti. A conclusione del libro è presente un piccolo approfondimento, una ‘scheda storica’ redatta da Luciano Tas, sulle modalità e sui modi della emigrazione italiana all’inizio del secolo scorso, utile per un’eventuale ricerca o, più semplicemente, per appagare la propria curiosità.

Quindi!

Ai lettori l’ardua sentenza! Non siate però troppo veloci a giudicare… dopotutto Angela è ancora e solo un’adolescente, una bambina con un sogno, come tutti, oserei dire, a questo mondo.

Buona lettura!

[1] V.DE MARCHI, Le arance di Michele, Mondadori, 2002,p.41

[2] V.DE MARCHI, Le arance di Michele, Mondadori, 2002,p.8

 

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