La triste storia di un personaggio che non voleva evolversi

Di Arianna Miazzo

«Gli altri mi dicono spesso che dovrei evolvermi, che non sono nulla senza una trama e un’evoluzione caratteriale, che i personaggi come me svaniscono presto e vengono buttati Fuori Dalla Storia. Dicono che sia un brutto posto, quello. Dove i personaggi dimenticati affrontano sempre gli stessi problemi all’infinito, senza riuscire a migliorarsi per risolverli. Io non voglio finire in un posto del genere, non mi ci troverei certamente bene, perché anche solo l’idea di dover affrontare ogni giorno i problemi dai quali sono afflitto costantemente già adesso non solo mi terrorizza, ma mi porta a riflettere seriamente sul senso della mia vita. Sono un personaggio triste, quando ero appena un’idea dell’Autore – senza ancora aver preso forma – egli già sapeva che non avrebbe combinato niente con me. Io non avevo senso, ero un intermezzo fra una star della storia e il suo grande amore  e presto sarei svanito, dimostrando ancora una volta come la potenza dell’amarsi vicendevolmente schiacci senza pietà ogni più piccolo ostacolo.

L’ostacolo in questione ero io. Quando Autore mi ha dato un’infanzia, ha deciso che l’avrei passata tristemente, osservando da lontano una bambina che mi piaceva, ma che non avevo la forza di amare. L’adolescenza – appena accennata nella Storia per motivi di importanza di me medesimo – era stata uguale, se non peggio: la bambina si era trasformata in una bellissima ragazza, mentre io avevo assunto un aspetto se possibile ancor più imbarazzante. L’ho amata da lontano, senza avere la forza di farla mia e di confessarle il mio amore per lei. Dopo brevi sprazzi di solitaria tristezza amorosa, la mia anima gemella inconsapevole aveva incontrato un uomo che non la meritava e ci si era sposata, dandogli tre bellissimi bambini biondi e paffuti.

Ora dovrebbe arrivare nella storia il momento in cui la situazione si capovolge, lasciando spazio a me e il mio amore, ma purtroppo non è stato così, il che mi ha portato alla convinzione nietzschiana che Autore potesse essere morto, o quanto meno altamente stordito. Non mi stupisce il fatto che con le sue Storie non riesca a guadagnarsi da vivere, e se lo dico io – che vivo solamente per sua volontà – è proprio grave. Ma l’assurdità della situazione è il fatto che io nella Storia… ero campato per aria. Servivo a raccontare la vita del mio amore da lontano, fino al giorno in cui il marito è morto, lasciandola sola con tre figli da mantenere. Mai mi sono sentito più felice! E mai fui punito più ferocemente che per questa mia insensibilità; volevo farmi avanti, confessarle il mio amore, ma lei non mi aveva mai visto, se non di sfuggita. Lei non conosceva il mio nome, mentre io sapevo a memoria i colori che riflettevano nei suoi capelli al sole. Decisi di fingermi un ambulante, anche solo per spiare qualche istante all’interno di quella fragile felicità crepata. Avvicinandomi alla porta per suonare al campanello, sentii dei rumori provenire dall’interno. Voci maschili molto forti, il pianto dei bambini e poi udii distintamente l’urlo della mia amata in preda al terrore. Cercai di aprire la porta chiusa a chiave, mentre il rumore di uno sparo mi feriva le orecchie. Mollai la maniglia come se fosse stata incandescente e me la diedi a gambe senza nemmeno voltarmi. Tornai in quella casa parecchie ore dopo, trovandoci i tre figli della mia anima gemella e il corpo freddo e rosso che rimaneva di quello che era stata lei.

Ho accolto i suoi figli come se fossero i miei e li ho cresciuti, malgrado le difficoltà. Iniziavo a pensare di essere diventato il protagonista della Storia, quando mi resi conto tutto ad un tratto di essere nuovamente il narratore della vita di qualcun altro; il qualcun altro in questione era questa volta il figlio maggiore della mia defunta amata che, dopo una gloriosa laurea in medicina in una delle università più prestigiose, aveva deciso di mollare tutto e andare in cerca degli assassini della madre. Non metto in dubbio la sua buona volontà, ma vorrei porre una domanda al signor Autore in riguardo: com’è possibile che io sia a conoscenza di chi c’era nel suo letto ieri notte se abita ormai a centinaia di kilometri da me? Come la spieghiamo ai lettori?»

[Nota a piè di pagina dell’ultimo capitolo di una Storia, scritta in matita. Annotazione vicina dell’Autore, indicazione con una freccetta e la seguente frase qui integralmente riportata: “Lamentoso bastardo da eliminare.”]

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